IL GRANDE EUROPEISTA “FILOATLANTICO”

Se la Germania, alla fine, ha accettato il progetto di un tetto europeo al prezzo del gas, grande merito va senza dubbio ascritto a Mario Draghi. Il nostro presidente del Consiglio è certamente filoatlantico, molto di più di Emmanuel Macron e di Olaf Scholz. Chi lo accusa di questa sua appartenenza ideologica capitalista e liberale non ha tutti i torti, ma per avere un giudizio equilibrato occorre tenere conto del fatto che altrettanto indiscutibilmente Draghi è un europeista convinto e, pur in un quadro severamente agganciato a Washington, privilegia gli interessi europei e, indirettamente, italiani (basti pensare al salvataggio dell’euro di una decina d’anni fa operato in qualità di presidente della Bce piegando la tenace resistenza tedesca all’accettazione dello scudo antispread). A titolo di esempio, si possono ricordare alcune iniziate da lui prese successivamente all’invasione russa dell’Ucraina che lo dimostrano: dapprima ha tentato di opporsi senza riuscirci all’estromissione della Russia dal sistema di pagamento Swift; poi si è allineato a Francia e Germania nel tentativo di smarcarsi dalla linea oltranzista antirussa decisa dalla Nato nella riunione di Ramstein prendendo due iniziative: volando a Washington e tentando di convincere Joe Biden a un approccio più negoziale verso Mosca, fallendo anche in questo caso (questa apertura filorussa del nostro Presidente del Consiglio fece saltare la conferenza stampa congiunta con Biden), e poi associandosi a Macron e a Scholz nel viaggio diplomatico a Kiev rappresentando davanti a Volodymyr Zelensky quell’Europa che non si mette “a rimorchio” né degli Stati Uniti (come Polonia e Paesi baltici), né della Russia (come l’Ungheria). Anche questo fu un fallimento. Ma la linea autenticamente europeista di Draghi è chiara. Fino a pochi giorni fa era stata un fallimento un’altra sua proposta europeista, quella di avviare una politica energetica comunitaria attraverso l’idea di fissare un tetto europeo al prezzo del gas. Il banchiere prestato alla politica si era da subito reso conto che le sanzioni, doverose verso uno Stato aggressore, avrebbero paradossalmente colpito il sanzionante, cioè noi e gli europei, se non ci fossimo coperti le spalle anzitutto attraverso una politica di solidarietà verso i Paesi europei più esposti alla questione energetica, e poi emancipandosi da qualsiasi dipendenza energetica (russa o americana) attraverso, appunto, una politica unitaria. Quella politica unitaria che sia Vladimir Putin che Joe Biden intendono impedire. Ora Draghi ha incassato il pesante appoggio della “locomotiva europea”, la Germania. Certo, il cammino non sarà facile. Intanto, occorrerà convincere gli altri Paesi Ue. Dopodiché, è bene tenere presente un fatto: un prezzo calmierato consente di avere bollette meno care, ma consente anche di consumare di più, e il differenziale fra il prezzo calmierato e quello di mercato dovrà essere versato dagli Stati con le loro casse pubbliche, cioè ancora da noi, anche se il costo pro capite per ogni cittadino di un Paese Ue sarà “spalmato” dall’intervento di più casse pubbliche contemporaneamente (e lo sarà ancora di più se separeremo i prezzi dell’elettricità da quelli del gas e se ci affideremo per la fissazione del prezzo non più al mercato di Amsterdam, troppo ristretto e troppo volatile ed esposto alla speculazione, ma ad un altro più ampio, con scambi mondiali come quello del gas liquido, l’Henry Hub americano, il cui prezzo è addirittura fissato su quote nettamente più basse di quello via tubo). Per questo il tetto europeo è da intendersi come una mossa esclusivamente emergenziale e come primo tassello dell’unica via d’uscita che abbiamo per metterci al riparo di altri ricatti energetici: una politica energetica europea. Insomma, Draghi può piacere o no, ma c’è da chiedersi se abbiamo un altro politico, in Italia, della stessa statura e autorevolezza che ci potrà garantire il medesimo peso e le medesime possibilità di essere quantomeno ascoltati in Europa.

R.M.

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