UNIONE + CONFEDERAZIONE:
IL NUOVO “RILANCIO EUROPEO”

L’8 ottobre si terrà a Praga la prima della Comunità Politica Europea, lanciata nel maggio scorso dal segretario del Partito Democratico Enrico Letta e dal presidente francese Emmanuel Macron. Si tratta di un allargamento dell’attuale Unione Europea ad altri Paesi che ne hanno fatto richiesta (Ucraina, Moldavia, Georgia, Macedonia del Nord, Albania, Serbia, Bosnia, Montenegro e Kosovo) affinché possano da subito partecipare a progetti condivisi e a cooperazione rafforzate su vari ambiti in attesa che la loro adesione all’Ue venga perfezionata. In realtà, l’idea non è nuova: i due politici avevano “rispolverato” una proposta lanciata nel 1991 dall’allora presidente francese François Mitterand per coinvolgere da subito i Paesi dell’Europa centrale e orientale usciti dal comunismo nell’allora Comunità Economica Europea, in modo che potessero avere un ruolo attivo nella Cee prima ancora di una loro ipotetica futura adesione. La proposta, però, aveva due punti deboli. Per prima cosa, non intercettava il desiderio più pressante di quei Paesi: una garanzia militare per la loro sicurezza che, con lo scioglimento del Patto di Varsavia, non avevano più. Oggi come allora la Comunità/Unione europea non aveva un esercito e una difesa comune. In secondo luogo, Mitterand intendeva allargare la Confederazione anche all’Unione Sovietica, e questo era inaccettabile per quei Paesi che volevano affrancarsi finalmente (e completamente) da un vecchio padrone del quale non volevano più saperne. A mandare a monte il progetto di Confederazione di Mitterand pensarono gli Stati Uniti, che offrirono a quei Paesi ex satelliti dell’Unione Sovietica una rapida adesione alla Nato. Da “satelliti” dell’Unione Sovietica, quei Paesi divennero “satelliti” degli Stati Uniti, e tali sono rimasti fino a oggi anche successivamente al loro ingresso nell’Unione Europea. Negli Stati Uniti e nella Nato essi trovano le armi delle quali hanno bisogno; nell’Unione Europea hanno successivamente trovato i soldi per ricostruire la loro economia. Di ideali europeistici ce ne sono ben pochi: essi “mungono” soldi dall’Ue, ma appoggiano gli interessi strategici degli americani. Ecco perché fu un errore ammetterli nell’Unione Europea, come lo stesso Letta ammette. Ma perché il vecchio progetto di Mitterand può oggi avere successo? Perché la realtà dei Paesi aspiranti all’adesione nell’Ue è diversa rispetto ai Paesi ex satelliti dell’Urss del 1991: prima ancora che un ombrello militare, essi cercano una struttura alla quale aderire. L’adesione, però, sarà un percorso lungo. La confederazione consentirebbe loro di soddisfare da subito in parte questa loro richiesta. Sarebbe, inoltre, un buon “test” per verificarne la propensione a condividere o meno gli ideali europeistici che caratterizzano l’Ue, la cui condivisione è imprescindibile per l’adesione. In pratica, per l’Ue diminuirebbero i rischi, nel futuro, di allargarsi a dei Paesi ostili ai suoi ideali, come invece si è verificato con l’adesione dei Paesi dell’ex “cortina di ferro”. Per questi motivi, la Comunità Politica Europea rappresenta, a oggi, il più evidente e promettente “rilancio europeo” degli ultimi quindici anni: un suo eventuale successo non solo incentiverebbe a un rasserenamento nella polveriera balcanica, ma potrebbe riaprire inedite prospettive di un riavviamento dell’integrazione politica europea.


R.M.

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