NELLA SCIA DI GIOVANNI PAOLO II

Come avevamo anticipato (cf. https://robertomancinipv.blogspot.com/2022/09/il-precedente-papaledel-kazakistan-la.html), Papa Francesco nel suo primo giorno in Kazakistan si è da subito messo nella scia del suo predecessore Giovanni Paolo II, che visitò il Paese 21 anni fa, e ne ha ripercorso i temi. Nel discorso al corpo diplomatico e alla società civile, ricorrendo all’immagine della dombra, strumento tipico del Kazakistan, ha osservato come essa ha accompagnato musiche dal medioevo a oggi, simboleggiando il collegamento che non deve mai mancare tra le generazioni passate e quelle presenti. Ha ricordato, in linea con Giovanni Paolo II, gli anni del totalitarismo comunista: «Come non ricordare, in particolare, i campi di prigionia e le deportazioni di massa che hanno visto nelle città e nelle sconfinate steppe di queste regioni l’oppressione di tante popolazioni? […] il ricordo della sofferenza e delle prove sperimentate sia un bagaglio indispensabile per incamminarsi verso l’avvenire mettendo al primo posto la dignità dell’uomo». Come Giovanni Paolo II, attraverso l’immagine delle due corde della dombra che vanno suonate in armonia,  ha ben descritto il Kazakistan come «un ponte fra l’Europa e l’Asia», un «anello di congiunzione tra Oriente e Occidente […]: i circa centocinquanta gruppi etnici e le più di ottanta lingue presenti nel Paese compongono una sinfonia straordinaria e fanno del Kazakhstan un laboratorio multi-etnico, multi-culturale e multi-religioso unico, rivelandone la peculiare vocazione, quella di essere Paese dell’incontro». Ha ribadito quanto detto da Giovanni Paolo II circa l’importanza di difendere la libertà religiosa, attraverso la quale più facilmente si può arrivare a difendere le altre libertà, delineando la necessità di uno Stato autenticamente laico. Nel farlo, si è collegato alla nuova Costituzione approvata dai kazaki col referendum del 5 giugno: «Opportunamente la Costituzione del Kazakhstan, nel definirlo laico, prevede la libertà di religione e di credo. Una laicità sana, che riconosca il ruolo prezioso e insostituibile della religione e contrasti l’estremismo che la corrode, rappresenta una condizione essenziale per il trattamento equo di ogni cittadino, oltre che per favorire il senso di appartenenza al Paese da parte di tutte le sue componenti. […] Accanto a ciò, è importante garantire le libertà di pensiero, di coscienza e di espressione». Papa Francesco ha apprezzato la svolta kazaka del 5 giugno che sembra proiettare il Paese verso la democrazia, perché essa «costituisce la forma più adatta perché il potere si traduca in servizio». Non ha nascosto, tuttavia, quelle insidie di un cammino appena iniziato alle quali anche noi abbiamo fatto riferimento (cf. https://robertomancinipv.blogspot.com/2022/09/ilkazakistan-che-trovera-papa-francesco.html) : «So che è stato avviato, soprattutto negli ultimi mesi, un processo di democratizzazione volto a rafforzare le competenze del Parlamento e delle Autorità locali e, più in generale, una maggiore distribuzione del potere. Si tratta di un tragitto meritorio e impegnativo, certamente non breve, che richiede di proseguire verso la meta senza volgersi indietro». Infine, Papa Francesco ha delineato un ultimo “filo rosso” che lega il suo pellegrinaggio a quello del suo predecessore: il dramma della guerra e la ricerca della pace. «Qui Giovanni Paolo II venne a seminare speranza subito dopo i tragici attentati del 2001. Io vi giungo nel corso della folle e tragica guerra originata dall’invasione dell’Ucraina, mentre altri scontri e minacce di conflitti mettono a repentaglio i nostri tempi. Vengo per amplificare il grido di tanti che implorano la pace», che è possibile solo attraverso l’incontro e il dialogo, a partire da quello ecumenico e interreligioso, come già aveva detto Giovanni Paolo II: «È dunque sempre più pressante la necessità di allargare l’impegno diplomatico a favore del dialogo e dell’incontro», ha detto papa Francesco, « e chi al mondo detiene più potere ha più responsabilità nei riguardi degli altri […]. È l’ora di evitare l’accentuarsi di rivalità e il rafforzamento di blocchi contrapposti. Abbiamo bisogno di leader che, a livello internazionale, permettano ai popoli di comprendersi e dialogare, e generino un nuovo “spirito di Helsinki”, la volontà di rafforzare il multilateralismo […] Assicuro che i cattolici […] desiderano continuare a testimoniare lo spirito di apertura e rispettoso dialogo che distingue questa terra. E lo fanno senza spirito di proselitismo». Parole impegnative per il Kazakistan e non solo, quelle di Papa Francesco, così come lo furono quelle di Giovanni Paolo II.

 R.M.

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