IL KAZAKISTAN CHE TROVERA’ PAPA FRANCESCO

Il Kazakistan che Papa Francesco troverà nel suo pellegrinaggio è senza dubbio un Paese che è davanti a un bivio: o evolverà verso una democrazia, oppure involverà nuovamente nell’autoritarismo. Spartiacque è il referendum del giugno 2022 su diverse sostanziali modifiche alla Costituzione di stampo autoritario che l’attuale presidente Qasym-Jomart Toqaev, in carica dal 20 marzo 2019, ha ereditato dal suo predecessore, Nursultan Nazarbayev, ex comunista aderente al PCUS, che ha governato dal 1991 il Paese imponendo, appunto, un regime autoritario fondato sulla sua persona, per poi dare le dimissioni. Per tre anni, tuttavia, Nazarbayev ha potuto controllare dall’esterno l’operato di Toqaev grazie alla permanenza di un establishment ancora a lui vicino, nell’ambito del quale primeggiava la figura di Karim Masimov, suo ex capo di governo e della sicurezza nazionale. Una prima svolta, però, si è avuta con le proteste scoppiate il 2 gennaio scorso nelle regioni più ricche di gas e petrolio (il Kazakistan è un vero crocevia energetico nella regione, oltre che principale esportatore di uranio), ma le più povere come reddito pro capite e sussistenza. La miccia che le fece scoppiare fu l’aumento dei prezzi del gas liquido, che si aggiungeva a una situazione divenuta insopportabile con un’inflazione del 20-30%, stipendi da fame e disoccupazione alle stelle. Le proteste, come dicevamo, hanno costituito una svolta perché in esse erano implicate persone vicine all’ex presidente: il braccio di ferro tra i dimostranti e il governo vinto da quest’ultimo, ha fornito l’occasione a Toqaev di sbarazzarsi dell’influenza di Nazarbayev: l’arresto di Masimov con l’accusa di alto tradimento per aver sobillato le sommosse ha avuto come conseguenza un progressivo ricambio dell’establishment, ora più favorevole a Toqaev. Liberatosi dall’ingombrante pressione di Nazarbayev, Toqaev ha iniziato a dare la sua impronta personale al Paese: il 16 marzo, in un discorso alla nazione, ha annunciato la costruzione di un “nuovo Kazakistan”, che avrebbe avuto come pietra angolare una riforma in senso democratico della Costituzione che, tuttavia, sarebbe stata sottoposta all’approvazione di un referendum, tenutosi il 5 giugno. Il 77,18% dei kazaki ha approvato le riforme proposte da Toqaev: esse prevedevano una riduzione del potere presidenziale a vantaggio del parlamento, l’abolizione della pena di morte, la creazione di una corte costituzionale e di un commissariato per i diritti umani, un marcato decentramento amministrativo e un maggior ruolo dei cittadini nella partecipazione politica. Tuttavia, se si analizza più nel dettaglio la nuova Costituzione, ci si accorge che si è ben lontani dai parametri democratici tipici di un Paese occidentale. Basti pensare che la procedura per registrare un partito politico resta farraginosa (per fondarlo, poi, occorrono ben 20.000 firme) e che, per entrare nel parlamento, deve arrivare al 5% dei voti; per essere eletto presidente, inoltre, occorre essere vissuti in Kazakistan da almeno 15 anni prima del voto, e questo esclude già per le elezioni del 2024 la possibilità che molti politici dell’opposizioni che si sono rifugiati all’estero possano parteciparvi. Bisognerà, poi, capire quanto il Kazakistan saprà staccarsi dall’ingombrante influenza della Russia: proprio l’intervento armato dell’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (l’alleanza militare sottoscritta nel 1992 da Armenia, Bielorussia, Kirghikistan, Tagikistan e, appunto, Russia e Kazakistan) a guida russa ha consentito a Toqaev di stroncare le proteste di gennaio. Invischiato nella guerra contro l’Ucraina, Vladimir Putin lascerà libero il Kazakistan di intraprendere liberamente la via verso la democrazia, o farà di tutto per stringerlo ancor più a sé, affamato com’è di clienti per la sua Gazprom? Putin sembra aver già dimostrato a Toqaev di essere il solo a poter intervenire direttamente a proteggere il suo governo. Saprà Toqaev emanciparsi da questa soffocante dipendenza? Il Kazakistan che Papa Francesco si troverà sembra veramente in mezzo al guado: democrazia o rinnovato autoritarismo? Toqaev dovrà scegliere da che parte andare. E in tempi brevi.

R.M.

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