UNA POLVERIERA PRONTA A ESPLODERE
La guerra russo-ucraina
ha oscurato e potrebbe provocare un’eventuale esplosione della polveriera
balcanica. Due sono le aree nevralgiche: la Bosnia-Erzegovina, lo Stato
binazionale serbo-croato, e il Kosovo. Già dall’anno scorso un documento
attribuito all’ex Primo Ministro sloveno Janez Janša pubblicato sul portale
informativo sloveno https://necenzurirano.si/
proponeva il definitivo smantellamento della Bosnia-Erzegovina, con l’annessione
delle aree a maggioranza croata e serba rispettivamente alla Croazia e alla
Serbia e l’assegnazione del resto del territorio alla componente
bosgnacco-musulmana. Per il Kosovo, invece, proponeva l’unione con l’Albania attribuendo
alla minoranza serba l’autonomia politica. L’unificazione dell’entità serba in
Bosnia garantirebbe la rinuncia della Serbia al Kosovo. Il documento, sebbene
non avesse avuto risposte ufficiali da nessuno, rappresentava la “punta dell’iceberg”
di una situazione via via sempre più critica. I bosgnacchi e i croati
si guardano sempre più in cagnesco: sembra che il loro odio reciproco sia
maggiore rispetto a quello che provano verso la Serbia e i serbi bosniaci. I
bosgnacchi, infatti, hanno cancellato ogni forma di rappresentanza
istituzionale ai croati bosniaci, contribuendo all’elezione alla presidenza per
parte croata di Željko Komšić. Quest’ultimo è molto sensibile alla causa
bosgniacca perché, oltretutto, non ha nemmeno la cittadinanza croata.
Quindi, i bosgniacchi possono, di fatto, contare su due presidenti: Šefik Džaferović, presidente
eletto da loro, e, appunto, Komšić, che dovrebbe rappresentare i croati,
ma che difende i bosgniacchi. Risultato: i croati hanno perso la loro
tv pubblica e subiscono pesanti limitazioni, a partire da quelle culturali (si
vedono perfino ridotta la libertà di usare la loro lingua). Per parte sua, il
presidente di parte serba, Milorad Dodik, ha ritirato i serbi da varie
istituzioni comuni e ha formato un esercito serbo. Pur non fornendo risposte al
documento di Janša, l’anno scorso dichiarò quello che ha sempre pensato e che
pensa tuttora, e cioè che la Bosnia Erzegovina va smantellata. Lo stesso Dodik,
in relazione al Kosovo, sembrava, però, essersi dichiarato disponibile, seppur
non ufficialmente, a un compromesso che prevedesse la cessione all’Albania
della Valle di Preševo, un’area della Serbia meridionale confinante con il
Kosovo ma abitata in prevalenza da albanesi, e il ritorno alla Serbia
dell’enclave a maggioranza serba del Kosovo settentrionale. Il piano è saltato.
Considerata la direzione oltranzista che sta prendendo la politica serba in Bosnia-Erzegovina,
implicitamente fiancheggiata da quella bosgnacca, la latitanza della
comunità internazionale “distratta” per la guerra russo-ucraina, l’appoggio che
la Russia può offrire per aprire agli occidentali un altro fronte bellico che
alleggerisca il loro appoggio all’Ucraina, i presupposti per un’intesa fra
serbi di Bosnia e Serbia che risolva i contenziosi in Bosnia-Erzegovina e in
Kosovo con la forza ci sono tutti. La polveriera balcanica è pronta ad
esplodere. Qualcuno se ne accorgerà?
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