VERSO
UNA BULGARIA FILORUSSA?
Il Presidente della
Repubblica Rumen Radev, dopo un mese di fallimentari consultazioni per cercare
di formare un nuovo governo, ha sciolto il Parlamento nominando Primo Ministro ad interim Galab Donev: si va verso le
quarte elezioni anticipate in autunno. Il governo uscente, guidato da Kiril
Petkov, si è caratterizzato in politica interna per una forte connotazione populista,
e in politica estera per una marcata impronta antirussa, europeista, ma
piuttosto filoatlantica. Ha, però, sottovalutato il legame con la Russia alla
quale la mentalità dei bulgari, al di là di qualsivoglia schieramento politico,
è ancora legata. E’ bastato, infatti, che a febbraio licenziasse incautamente il
Ministro della Difesa Stefan Yanev per aver osato definire l’invasione russa in
Ucraina con le identiche parole di Vladimir Putin, una «operazione militare»,
per provocare il primo smottamento nella sua maggioranza. Per tutta risposta, infatti,
Yanev è uscito dalla maggioranza con un manipolo di parlamentari creando un suo
partito filorusso indebolendo il governo. Intanto, Petkov continuava la sua
politica decisamente antirussa, al punto da provocare la reazione di Putin che
ha privato del tutto la Bulgaria della fornitura di gas. L’impennata dei prezzi
energetici ha reso dura la vita all’economia e al popolo bulgaro: il governo,
già indebolito, ha iniziato a perdere rapidamente consenso. Ne ha approfittato
il partito nazionalista e populista guidato dal cantante Stanislas Trifonov (una
specie di Movimento Cinque Stelle e di Beppe Grillo in salsa bulgara) che, il
22 giugno scorso, opponendosi alla candidatura all’Unione Europea della
Macedonia del Nord, è uscito dal governo provocandone la caduta dopo solo otto
mesi di vita. Si andrà, dunque, a elezioni. Cosa succederà? Le elezioni bulgare ci interessano da vicino, perché
la Bulgaria, avendo a est uno sbocco sul Mar Nero, influisce direttamente sulla
guerra russo-ucraina. Il malcontento causato dall’impennata del prezzo del gas potrebbe
portare a un rovesciamento della maggioranza con la vittoria dei partiti
filorussi. Se così fosse, la Russia (che, con ogni probabilità riaprirebbe i
rubinetti del gas) avrebbe un alleato in più. L’Unione Europea e gli Stati
Uniti, invece, un nemico in più. Inoltre, il vento dell’Unione Europea potrebbe
soffiare con più consistenza verso Mosca, più che verso Kiyv. Indipendentemente
da quello che accadrà in Bulgaria (ma anche in Italia, dove la politica estera
continua a rimanere un rebus viste e considerate le più disparate forze
politiche anche facenti parte di una stessa coalizione in lizza nella campagna elettorale),
un riequilibrio della politica estera di Bruxelles troppo allineata agli Stati
Uniti sarebbe auspicabile.
R.M.
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