L’”ALTRA SINISTRA”: ARGENTINA A RISCHIO DEFAULT
Da una sinistra
innovativa e riformista che vince, quella colombiana, a una sprofondata in una
gravissima crisi, quella peronista argentina. Già l’anno scorso, alle elezioni
di mid term, il governo di Alberto Fernàndez, in carica a seguito della
vittoria alle elezioni presidenziali del 2019, aveva subito un sonoro schiaffo
dalle destre perdendo la maggioranza in Senato. La crisi economica si era
aggravata terribilmente nell’ultimo anno anche a causa della pandemia:
inflazione al 52,1% (la terza più alta del mondo, dopo Venezuela e Sudan),
crollo del Pil del 9,9%, una percentuale di poveri al 40% e una moneta in
svalutazione continua. Una crisi che ha approfondito crepe già evidenti
nella maggioranza di governo, con la divaricazione fra lo stesso Fernàndez e la
vicepresidente Cristina Kirchner che, ormai, punta apertamente a scalzarlo. Le
mosse della Kirchmer, tuttavia, appaiono avventate e scriteriate. Il 3 luglio
ha praticamente imposto le dimissioni al Ministro dell’Economia Martin Guzman,
fedelissimo di Fernàndez, che aveva comunque ottenuto il rifinanziamento del
debito argentino di 45 miliardi e una dilazione dei pagamenti. Il suo posto
l’aveva assegnato a Silvina Batakis, un’economista di origine greche dai
precedenti inquietanti (nel governo della provincia di Buenos Aires guidato da
Daniel Scioli, dal 2011 al 2015, lasciò un debito colossale e mancati pagamenti
di opere pubbliche e stipendi). Infatuata di ideologia castrista, ha affrontato
la crisi del debito pubblico con altro… debito pubblico, e cioè stampando
banconote nonostante la precaria situazione della Banca centrale ed elargendo
un ulteriore sussidio statale per tutti (lo “Stipendio Universale”, in pratica,
un sostanzioso bonus stipendiale). Misure che hanno fatto crollare la moneta
argentina (330 pesos per un dollaro: all’epoca della presidenza di Mauricio
Macrì ci furono tumulti con un dollaro a “soli” 49 pesos) e che hanno fatto
impennare ulteriormente i prezzi impoverendo la gente. Accortasi, specie dopo
la sua sanguinosa “ricetta” politica, che la Batakis non riscuoteva la
credibilità internazionale, un mese dopo l’ha subito licenziata sostituendola
con Sergio Massa, altra figura piuttosto inquietante in Argentina. Anzitutto,
non ha nessuna esperienza economica (ha una laurea in giurisprudenza),
cionondimeno la Kirchner gli ha assegnato anche il Ministero dell’Agricoltura e
delle Attività Produttive. Poi, è famoso per essere un cinico trasformista
simile a Luigi Di Maio (ma non è ancora arrivato a fondare un suo partito per
presentarsi poi, alle elezioni, con un altro). Vedremo come saprà gestire
l’accordo concluso col Fondi Monetario Internazionale per la restituzione di
44,5 miliardi di dollari (l’FMI, nel 2018, concesse 57 miliardi all’Argentina
per evitare il default). Alla sua incompetenza, però, si aggiunge una
maggioranza divisa, unita solo dagli slogan classisti tipici dell’ideologia
peronista che accusano agricoltori e industriali di essere degli sfruttatori.
Insomma, un disastro che, secondo qualcuno, è volutamente provocato dalla
Kirchner per far cadere Fernàndez e sostituirlo alla presidenza (sarebbe il suo
terzo mandato) per beneficiare ancora dell’immunità a fronte di una causa di
corruzione nelle opere pubbliche intentata contro di lei (è riuscita ad evitare
già 10 processi da quando è vicepresidente). Intanto, i prezzi sono alle
stelle, gli scaffali dei supermercati sono vuoti, il mercato nero spadroneggia.
La situazione è molto simile a quella del 2001 quando l’Argentina dichiarò un
default di 132 miliardi di dollari. E manca anche la carta igienica.
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