TREGUA NEI BALCANI

Nel precedente articolo dedicato alla polveriera balcanica (https://robertomancinipv.blogspot.com/2022/08/unapolveriera-pronta-esplodere-la.html) ci chiedevamo se qualcuno si sarebbe mai accorto dei venti di guerra che soffiavano in quella regione. Fortunatamente, gli Stati Uniti se ne sono accorti. L’ambasciatore americano in Kosovo Jeffrey M.Hovenier ha gettato acqua sul fuoco con grande tempismo proponendo un compromesso alle parte contendenti sulla questione delle targhe automobilistiche e delle carte d’identità rinviando di un mese l’applicazione della norma contestata (stabiliva che targhe e carte d’identità emesse emesse dal 1° agosto in Serbia ai cittadini del Kosovo non erano più valide). Va anche rilevato come il presidente serbo Aleksandar Vučić abbia intelligentemente mantenuto come priorità politica quella dell’adesione all’Unione Europea, che sarebbe stata irrimediabilmente compromessa qualora avesse deciso per una prova di forza aggressiva in Kosovo. Si tratta, però, di una tregua, ricordiamocelo bene. La situazione resta quella da noi delineata nel precedente articolo, e comprende anche una Bosnia-Erzegovina sull’orlo della dissoluzione stante le pretese dei bosgniacco musulmani contro i croati e la maggiore assertività di Milorad Dodik presidente di parte serba. Va aggiunto, in relazione all’obiettivo europeista di Vučić, che il periodo che deve trascorrere prima chel a candidatura all’Ue vada a buon fine rischia di essere molto lungo. Ecco perché qui, più che gli Stati Uniti, sono gli europei che devono intervenire, rispolverando, per esempio, la proposta di Emmanuel Macron di una Confederazione europea che preveda un allargamento dell’attuale Unione Europea ad altri Paesi che ne hanno fatto richiesta (Ucraina,Moldavia, Georgia, Macedonia del Nord, Albania, Serbia, Bosnia, Montenegro e Kosovo) affinché possano da subito partecipare a progetti condivisi e a cooperazione rafforzate su vari ambiti in attesa che la loro adesione all’Ue venga perfezionata. Una proposta troppo frettolosamente messa nel cassetto. Se il coinvolgimento di questi Paesi, soprattutto la Serbia e gli altri Stati balcanici, venisse continuamente ritardato, la frustrazione prenderebbe il posto dell’aspirazione a entrare nell’Ue, e le spinte disgregative avrebbero più possibilità di emergere. E una situazione esplosiva come quella dei Balcani, basta veramente poco per far saltare tutto. 
                                                                                                                                      R.M.


 

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