VERSO L’URAGANO ENERGETICO/1

Cristian Bulgarelli ha pubblicato su Tik Tok un video drammatico nel quale mostra una bolletta energetica e chiede aiuto per non chiudere la sua gelateria a Carpi. Andrea Franzese, titolare di un’impresa campana di conserve di pomodoro, pubblica una foto sui social con la sua bolletta e denuncia di essere lasciato solo sulla strada del fallimento. Sono le prime avvisaglie di quello che potrebbe essere un autentico uragano energetico che si sta per abbattere in tutta Europa e da noi, e che minaccia di essere anche più drammatico della pandemia. Nel pieno dei bagordi estivi pochissimi si sono accorti di quanto sta succedendo. I prezzi dell’energia sono saliti alle stelle, e non solo per la guerra. Si è aggiunta anche la siccità. I futures annuali sull’elettricità di Francia e Germania, nei giorni scorsi, sono saliti a 622 e a 455 euro per MWh. Non era mai successo. A causare questa impennata hanno contribuito la guerra russo-ucraina col sistema delle sanzioni che sta paradossalmente danneggiando l’Ue e non la Russia, e la siccità, che sta portato i grandi fiumi di quei Paesi al di sotto della soglia di navigabilità: poca acqua per trasformarla in energia elettrica, ma anche blocco delle navigazioni e delle forniture vitale per molte grandi e piccole industrie in arrivo, non solo franco-tedesche, ma anche di altri Paesi (specialmente nostre) per i contratti di fornitura e di partecipazione che li legano a quelle. In Germania si è aperta ufficialmente la crisi energetica: lo Stato ha provato a stanziare fondi per evitare il default delle utility dell’energia, ma ora non ce la fa più, e il governo di Olaf Scholz ha deciso di prorogare il funzionamento delle ultime tre centrali nucleari attive e di scaricare il salvataggio delle utility e delle industrie tedesche sulle famiglie imponendo una tassa sul consumo del gas fino al 2024, chiedendo con toni accorati l’aiuto dell’Ue (ma la bocciatura di un tetto sul prezzo del gas proposto qualche tempo fa da Mario Draghi da parte degli Stati venditori di energia che potrebbero lucrare sui prezzi non lascia ben sperare). La situazione è grave: si prospetta un autunno di prezzi stellari, fallimenti industriali, disoccupazione. I casi di Bulgarelli e di Franzese potrebbero essere solo la punta dell’iceberg. Non dimentichiamoci che il nostro debito pubblico non consente più di erogare sussidi e bonus come nel periodo emergenziale della pandemia, e che la BCE ha deciso di alzare i tassi d’interesse ripiegando su una politica di austerità per limitare l’inflazione. Questo peggiora ulteriormente la situazione drammatica del nostro debito pubblico. L’ultima vendita di titoli pubblici italiani si è chiusa con un tasso del 3,5%, due punti in più di quelli tedeschi, e la strada per uno spread verso i 300 punti sembra aperta. Certo, la BCE continuerà a comprare sul mercato secondario i titoli pubblici dei Paesi in difficoltà, ma a condizione che dimostrino di aver attuato politiche di rigore economico e fiscale. Una condizionalità che è difficile scorgere da noi. Pertanto, alle tre sciagure che si prospettano per il prossimo autunno elencate sopra, se può aggiungere un’altra: quella di rimanere soli, o di ricevere aiuti dalla BCE tramite il nuovo scudo antispread (TIP, Trasmissions Protection Mechanism) accettando, però, di essere, di fatto, commissariati come accadde nel 2011. L’uragano sembra in arrivo, ma le nostre forze politiche impegnate in campagna elettorale sembrano vivere in un altro mondo: anziché offrire risposte a questo uragano energetico, si preoccupano di poltrone da spartire, promettono sussidi a pioggia e tagli alle tasse, e sognano incomprensibili riforme istituzionali. Un clima drammaticamente surreale. Ma attenzione, perché mentre a Roma si parla, Sagunto brucia.

R.M.


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