LA RUSSIA PERDE PEZZI?

A preoccupare il Cremlino, oltre all’eventualità di una politica unitaria energetica europea, è l’atteggiamento dell’Iran. Sembrerebbero, infatti, pronte per un museo di archeologia storico-politica le immagini di Putin che si accorda con Teheran per la copertura energetica. L’Iran, infatti, sarebbe disponibile a offrire a Stati Uniti e Unione Europea energia a buon mercato in cambio del raggiungimento di un accordo sul nucleare. Ciò significa che gli occidentali scaricherebbero Israele, nemico storico dell’Iran, mentre l’Iran scaricherebbe la Russia. Questo provocherebbe un paradossale riavvicinamento tra Israele e Russia per far saltare le trattative. In questa logica può essere ricompreso quanto è accaduto nei giorni scorsi in Siria col bombardamento delle infrastrutture civili da parte di Israele. La martoriata Siria è oggetto delle ambizioni, oltre che di Russia (per l’aspetto energetico) e di Turchia (controllare un territorio “cuscinetto” per stroncare il movimento curdo), anche di Iran, difende la dittatura militare di Bashar el Assad: l’affinità religiosa dei due regimi, pur diversi (teocratico quello iraniano, laico quello siriano) li ha sempre portati a spalleggiarsi per contendere ai musulmani sunniti il predominio nell’area mediorientale. Ma l’Iran sostiene anche il movimento politico e paramilitare Hezbollah al governo a Beirut e che agisce militarmente in Siria. Perché? Per contendere a Israele, per conto del Libano, i confini delle rispettive zone marittime ricche di energia. Il bombardamento israeliano di Aleppo mirerebbe a ostacolare il rifornimento di armi dall’Iran ai combattenti di Hezbollah in area siriana, ma anche ad alzare la tensione con l’Iran per provocarlo e far saltare la trattativa con gli occidentali di cui si diceva sopra. Va, peraltro, detto che mettere a disposizione petrolio e gas agli occidentali significa tagliarli agli israeliani. Pur trovandosi nella guerra di Siria dalla stessa parte di Turchia e Iran, la Russia non ha contestato l’azione antiiraniana di Tel-Aviv: anche Mosca, come Israele, ha tutto l’interesse a impedire un accordo che la renderebbe ancora più dipendente dalla Cina. Aprendo queste trattative, l’Iran ha fatto capire alla Russia che ragiona come la Cina: Teheran non si allea con nessuno; intrattiene solo rapporti di clientela che è pronto a rompere nel momento in cui non sono più convenienti. La Russia è solo un momentaneo cliente dell’Iran, non un suo alleato. A questo messaggio, la Russia ha risposto con un altro: non contestando il bombardamento israeliano, ha cercato di far capire all’Iran che senza il suo ombrello militare rimarrà indifeso.  Se, però, la trattativa dovesse andare in porto, potrebbe chiudersi l’annosa crisi nucleare con l’Iran aprendo inedite prospettive di pace in Medio Oriente e, contemporaneamente, isolare ulteriormente la Russia e aprire altrettante inedite prospettive di pace anche per la guerra russo-ucraina. In pratica, si potrebbero prendere due piccioni con una fava. Sarebbe un capolavoro diplomatico. Fantapolitica? Vedremo.

R.M. 

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