LA “NEW ECONOMY” DI PAPA FRANCESCO:
AL CENTRO L’UOMO, CONTRO LIBERISMO E AMBIENTALISMO


Papa Francesco ha chiuso oggi due settimane cruciali per il suo pontificato. Due settimane fa, al Congresso interreligioso in Kazakistan, ha innescato un processo per garantire un ruolo di primo piano alle religioni in ambito internazionale. Ieri, ad Assisi, ne ha innescato un altro: lanciare ufficialmente una nuova economia sociale e cristiana guidata dai giovani. Oggi ha indirettamente chiuso entrambe queste iniziative con la sua omelia a Matera, in occasione della conclusione del 27° Congresso Eucaristico nazionale, nella quale ha ribadito che al centro di ogni azione deve esserci l’uomo. E ieri, ad Assisi, ha pronunciato, in questo senso, uno dei discorsi più impegnativi del suo pontificato. Francesco, che comprensibilmente non nutre molta fiducia nell’attuale classe dirigente internazionale, già dal 2019 aveva deciso di investire sui giovani per un rinnovamento dell’economia: «Ho atteso da oltre tre anni questo momento, da quando, il primo maggio 2019, vi scrissi la lettera che vi ha chiamati e poi vi ha portati qui ad Assisi», ha detto ai giovani convenuti. Seguendo il paradigma dell’enciclica Laudato Sì, ha ufficialmente lanciato la loro missione che, appunto, deve mettere al centro non semplicemente l’ambiente e l’ecologia, ma l’uomo: «La sostenibilità [..] è una parola a più dimensioni. Oltre a quella ambientale ci sono anche le dimensioni sociale, relazionale e spirituale». Quest’ultima deve essere la base di tutto: «L’essere umano, creato a immagine e somiglianza di Dio, prima di essere un cercatore di beni è un cercatore di senso. Noi tutti siamo cercatori di senso. Ecco perché il primo capitale di ogni società è quello spirituale, perché è quello che ci dà le ragioni per alzarci ogni giorno. […] La tecnica può fare molto; ci insegna il “cosa” e il “come” fare: ma non ci dice il “perché”». Se non si parte dall’uomo comprendendolo come creatura e, pertanto, dotato di una sua intangibile dignità, qualsiasi progetto di sostenibilità economica a difesa dell’ambiente finisce per danneggiare l’uomo stesso, a partire dai poveri, i più fragili e vulnerabili: «Non tutte le soluzioni ambientali hanno gli stessi effetti sui poveri, e quindi vanno preferite quelle che riducono la miseria e le diseguaglianze […].  L’inquinamento che uccide non è solo quello dell’anidride carbonica, anche la diseguaglianza inquina mortalmente […]. Non possiamo permettere che le nuove calamità ambientali cancellino dall’opinione pubblica le antiche e sempre attuali calamità dell’ingiustizia». Ambientalismo ed ecologismo cadono in questo errore perché mettono al centro l’ambiente, e non l’uomo. Nella Laudato Sì il Papa aveva chiaramente stigmatizzato come non sia credibile l’ambientalista o l’ecologista che pretende di difendere l’ambiente sostenendo aborto, eutanasia, fecondazione assistita, respingimento di migranti ecc.. E’, paradossalmente, l’altra faccia del liberista capitalista, altra ideologia che non mette al centro l’uomo, ma il profitto, che Francesco ha attaccato ad Assisi: «Il consumismo attuale cerca di riempire il vuoto dei rapporti umani con merci sempre più sofisticate […] ma così genera una carestia di felicità» i cui volti più visibili sono «l’inverno demografico», «la schiavitù della donna: una donna che non può essere madre perché appena incomincia a salire la pancia, la licenziano», e la rovina dell’ambiente, perché «ha depredato le risorse naturali e la terra» e corrotto l’economia sostituendola con la finanza, «una cosa acquosa, una cosa gassosa» estremamente pericolosa : «State attenti a questa gassosità delle finanze!». Insomma, «bisogna mettere in discussione il modello di sviluppo», e subito, «non possiamo soltanto aspettare il prossimo summit internazionale […]: la terra brucia oggi, ed è oggi che dobbiamo cambiare, a tutti i livelli». Mettere al centro l’uomo in tutti i progetti è l’unico modo per salvare uomo e ambiente, «diventare artigiani e costruttori della casa comune» assumendo come modello concreto «l’Economia di Francesco» d’Assisi: immedesimandosi nei poveri, i francescani hanno aiutato a far sorgere un’economia solidale «e persino le prime banche solidali (i Monti di Pietà)», creando ricchezza, ma senza disprezzare la povertà. E poi «dobbiamo accettare il principio etico universale […] che i danni vanno riparati». Insomma, ha ancora detto il Papa ai giovani, «la nostra generazione vi ha lasciato in eredità molte ricchezze, ma non abbiamo saputo custodire il pianeta e non stiamo custodendo la pace» perché si è dimenticato l’uomo. Da qui, l’appello finale ai giovani: «Occorre un cambiamento rapido e deciso. Questo lo dico sul serio: conto su di voi! Per favore, non lasciateci tranquilli, dateci l’esempio!» per dar vita a uno sviluppo umano integrale basato sulla triplice dimensione «sociale, relazionale e spirituale». Soprattutto spirituale, perché se non si mette al centro l’uomo, si distrugge l’uomo e tutto ciò che lo circonda. Un altro investimento, questo sui giovani da parte di Papa Francesco, come quello fatto in Kazakistan con le altre religioni: due processi innescati perché nel tempo diano i loro frutti. Ancora una volta, per Papa Francesco «il tempo è superiore allo spazio».

 R.M.

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