NOTE A MARGINE SULLA CRISI DI GOVERNO ITALIANA

Indipendentemente da chi ha, di fatto, innescato la crisi di governo, ci sarebbe da chiedersi se questo stesso governo non avesse già esaurito prima la sua spinta propulsiva. Mario Draghi, nel dibattito per l’elezione del Presidente della Repubblica, aveva dichiarato la sua disponibilità, se il Parlamento avesse avuto intenzione di chiedere a lui di succedere a Sergio Mattarella, aggiungendo che, ormai, ciò che rimaneva da fare poteva essere tranquillamente portato avanti da qualsiasi altro Presidente del Consiglio. Non è forse un’implicita ammissione di esaurimento dei compiti del governo che era stato chiamato a presiedere? A ciò occorre non sottovalutare due particolari: a chiedere a Mattarella di rimanere al Quirinale sono stati i partiti, ben coscienti che senza più la guida di Draghi si sarebbe probabilmente andati a elezioni, per le quali non erano preparati. Altro dato rilevante: i maggiori e più pesanti condizionamenti dei partiti a Draghi sono iniziati proprio dopo la disponibilità di Mattarella a rimanere Presidente per un secondo mandato. E’ così difficile immaginare che lo scopo dei partiti era quello di prepararsi alla campagna elettorale e alle elezioni politiche “sfruttando” Draghi per guadagnare tempo? In questo senso, forse Draghi è stato fin troppo accondiscendente nel dire “basta” solo la settimana scorsa. L’altro dato rilevante, poi, è rappresentato da chi è uscito più allo scoperto nel rifiutarsi di riallacciare i ponti con l’ormai ex Presidente del Consiglio: più ancora che il Movimento Cinque Stelle, il cui orientamento ormai estremistico per non perdere ulteriori voti era evidente, è da segnalare l’azione dell’intero centrodestra che, ponendo l’aut-aut a Draghi sull’esclusione del M5S per la prosecuzione dell’azione governativa, ha facilitato il “gioco” estremistico del M5S. Ciò sembra suggerire un grave problema all’interno di quell’area politica: la prevalente linea dei partiti estremisti di Fratelli d’Italia e di Lega, che pare aver schiacciato quella moderata di Forza Italia. A oggi sembra che per i moderati le scelte possano essere solo due: o il Partito Democratico, o l’astensione. A meno che il centrodestra non sia capace in questa campagna elettorale di tirare fuori “un coniglio dal cilindro”, come si sul dire, per riconquistarli alla loro causa.

 

R.M.

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