GUERRA RUSSO-UCRAINA:
IL PUNTO DELLA SITUAZIONE AL 5° MESE DI GUERRA/6
MA CHI CI PERDE?

 

Chi comincia una guerra e chi la prolunga pensa sempre a cosa può guadagnare, ma difficilmente è in grado di stabilire cosa perderà, proprio perché la guerra è «un’avventura senza ritorno», come disse Papa Pio XII. Premesso che non c’è perdita paragonabile alle vite umane (ma che importa poco a chi fa la guerra e la alimenta), proviamo a vedere, allora, cosa stanno perdendo belligeranti e cobelligeranti. Vladimir Putin, come abbiamo visto, non è riuscito a far rientrare l’Ucraina nella sua orbita, né a ottenere un cambio di regime in Ucraina; ha spinto, al contrario, il moderato Volodymyr Zelensky su posizioni non lontane dai partiti filonzisti e di estrema destra. Ha contratto un debito con le milizie non russe, specialmente cecene, che potrebbe in futuro pagare e si è consegnato nelle mani di Cina e Turchia: la prima ne sostiene, in pratica, lo sforzo bellico; la seconda è assurta a rango di grande potenza e potrebbe creargli grattacapi in Siria e Libia, oltre che sulla futura egemonia nel Mar Nero e nel Caucaso. L’Ucraina, nel non voler concedere l’autonomia alle regioni filorusse, rischia di perderle. Zelensky, a sua volta, rischia un doppio abbraccio mortale: quello che lo spinge verso i partiti di estrema destra, e quello americano che gli impone una linea oltranzista. Gli Stati Uniti, per alleviare l’inflazione causata dal rincaro energetico, pagano un cedimento a Israele e ai Paesi arabi: il viaggio di Joe Biden in Medio Oriente era finalizzato, fra le altre cose, a chiedere ai Paesi arabi di aumentare la produzione di petrolio. Inoltre, rinsaldando l’alleanza coi Paesi arabi, Biden rischia il suo secondo grave scacco in politica estera dopo la fuga dall’Afghanistan: l’affossamento del negoziato per regolamentare l’accesso al nucleare da parte dell’Iran, un negoziato che ha voluto far ripartire dopo che il suo predecessore Donald Trump aveva mandato a monte. Da ultimo, è evidente il suo voltafaccia rispetto alla difesa della causa del giornalista assassinato dai sauditi Jamal Khashoggi. La Cina, a lungo andare, rischia di vedersi complicare le sue relazioni economiche con l’Ucraina. La Turchia corre gli stessi rischi: la sua crisi economica può aggravarsi se la guerra, prolungandosi, farà aumentare i costi energetici e di esportazione di prodotti agricoli, continuerà a bloccare il turismo e a ostacolare lo sviluppo del mercato immobiliare. Inoltre, il suo tentativo di speculare sulla guerra ha portato la Russia ad accordarsi con l’Iran per bloccarne eventuali velleità in Siria. Gran Bretagna e Unione Europea, appiattendosi sulla linea oltranzista americana, hanno pagato prezzi altissimi fin dall’inizio: Boris Johnson è addirittura caduto, dal momento che la guerra ha aggravato la pesantissima crisi economica conseguenza della Brexit, mentre l’Unione Europea, come abbiamo già avuto modo di vedere nella terza “puntata” di questa serie di “punti della situazione”, si è da subito caratterizzata per la sua inconsistenza e divisione politica dopo essersi, per il momento, “autocondannata” con una politica di sanzioni che, seppur blanda per quanto riguarda gas e petrolio, le si sta ritorcendo contro, al punto che guarda con timore alla possibilità che Putin tagli in modo definitivo i rifornimenti energetici russi.
Ciascuno, come si vede, avrebbe interesse a mettere subito fine a questa guerra. Eppure, nessuno lo fa: la brama di quello che potrebbero guadagnare non fa veder loro ciò che, di fatto, stanno perdendo.

R.M.

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