COME E’ SCATTATA LA CAMPAGNA ELETTORALE?
La
campagna elettorale è lunga. Ma chi ha avuto lo scatto migliore? Senza dubbio,
il centrodestra ha subito incassato due punti a suo favore: il duplice accordo
sulla distribuzione dei collegi nominali e sul partito al quale spetterà
proporre il nome del Presidente del Consiglio (quello che avrà totalizzato più
voti). Così facendo, il centrodestra ha immediatamente fornito ai votanti un’immagine
di compattezza. Del resto, analizzando il percorso del governo Draghi,
centrodestra e centrosinistra hanno avuto evoluzioni diverse. Il primo, inizialmente
diviso (con Fdi all’opposizione), si è progressivamente ricompattato, fino alla
modalità unitaria con la quale, di fatto, hanno favorito l’iniziativa del M5S
di farlo cadere. Il centrosinistra, inizialmente unito nel parteciparvi, si è
poi spaccato con la fuoriuscita del M5S. Attenzione, però: la compattezza
fornita dal centrodestra è ancora apparente. Per essere sostanziale, si deve riscontrare
su una piattaforma programmatica che, al di là delle differenze relative alla
specificità di ciascun partito, deve essere in buona parte condivisa. La
sensazione, qui, è, infatti, un po’ diversa: i tre maggiori partiti della coalizione
sembrano muoversi un po’ per conto loro, accentuando proposte politiche diverse
fra loro e non convergenti. La Lega batte sulla questione sicurezza, Fi su una
politica economica tendenzialmente espansiva, Fdi sulla politica estera. La
Lega e Fdi sembrano ignorare che la vera emergenza è quella economica; Fi sembra
ignorare che una politica economica espansiva rischia di essere
controproducente in relazione all’inflazione alle stelle e al rigore al quale l’Unione
Europea e la Bce ci richiameranno. Non basta. Il centrodestra dovrà risolvere
la malcelata, grave spaccatura in politica estera: sia la Lega che Fdi sono due
partiti euroscettici, e il loro euroscetticismo si risolve in un programma di
politica estera basato su orientamenti non solo opposti, ma addirittura contrastanti,
fiancheggiando pericolosamente due nemici dell’Unione Europea, Stati Uniti e
Russia: la Lega è tendenzialmente filorussa, Fdi è filoamericana. Come farà Fi,
con un consenso ai minimi termini, spingere per una sintesi? Inoltre, la stessa
Fi, avendo fiancheggiato l’azione di Lega e, indirettamente, del M5S nel far
cadere Draghi, si è appiattita su partiti estremisti, rischiando di alienarsi
una fetta importante del voto moderato che, se non sarà recuperato, potrebbe astenersi
o votare per il centrosinistra.
Il centrosinistra, al contrario, sembra partito peggio: non è riuscito nemmeno a mostrare un’immagine di compattezza simile a quella del centrodestra. Non solo. E’ evidente la difficoltà del maggior partito della coalizione, il Pd, di fare esplicite proposte politiche, al di là di un non meglio precisato riferimento all’ “agenda Draghi” che, però, era complessivamente condiviso con Fi e Lega. E’ comprensibile, dal momento che il Pd è isolato, stretto nella tenaglia di due partiti che lo vedono come nemico: il M5S e Italia Viva coi “cespugli” che le ruotano attorno (il partito di Calenda in primis). Con alleanze tutte da costruire, il Pd deve fare molta attenzione a esporsi per non rendere ancora più accidentato questo percorso di “pacificazione” con almeno una delle due parti della tenaglia. Perfino l’esplicito filoatlantismo del quale ha dato prova durante il governo Draghi non è condiviso all’interno del partito, per non dire dal M5S. Inoltre, la costruzione delle alleanze non deve apparire come un cedimento a dei ricatti: se così fosse, specie nel caso di un cedimento per allearsi col M5S, potrebbe perdere quella fetta di voto moderato esitante a ritrovarsi nella coalizione di centrodestra. Italia Viva e M5S, infatti, sembrano proprio intenzionate ad alzare di parecchio il prezzo di un’eventuale intesa col Pd.
Il centrosinistra, al contrario, sembra partito peggio: non è riuscito nemmeno a mostrare un’immagine di compattezza simile a quella del centrodestra. Non solo. E’ evidente la difficoltà del maggior partito della coalizione, il Pd, di fare esplicite proposte politiche, al di là di un non meglio precisato riferimento all’ “agenda Draghi” che, però, era complessivamente condiviso con Fi e Lega. E’ comprensibile, dal momento che il Pd è isolato, stretto nella tenaglia di due partiti che lo vedono come nemico: il M5S e Italia Viva coi “cespugli” che le ruotano attorno (il partito di Calenda in primis). Con alleanze tutte da costruire, il Pd deve fare molta attenzione a esporsi per non rendere ancora più accidentato questo percorso di “pacificazione” con almeno una delle due parti della tenaglia. Perfino l’esplicito filoatlantismo del quale ha dato prova durante il governo Draghi non è condiviso all’interno del partito, per non dire dal M5S. Inoltre, la costruzione delle alleanze non deve apparire come un cedimento a dei ricatti: se così fosse, specie nel caso di un cedimento per allearsi col M5S, potrebbe perdere quella fetta di voto moderato esitante a ritrovarsi nella coalizione di centrodestra. Italia Viva e M5S, infatti, sembrano proprio intenzionate ad alzare di parecchio il prezzo di un’eventuale intesa col Pd.
Al
momento, comunque, sembra che, a grandi linee, si possano individuare un’impronta
maggiormente liberale e, se non federalistica, almeno impostata verso un
maggior decentramento politico e amministrativo nel centrodestra (fatta
eccezione per Fdi), più marcatamente centralistica e assistenzialistica nel
centrosinistra. Questo per quanta riguarda la politica interna. La politica estera
resta un po’ un rebus per entrambi gli schieramenti.
R.M.
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