GUERRA RUSSO-UCRAINA:
IL PUNTO DELLA SITUAZIONE AL 5° MESE DI GUERRA/4
CINA &CO

 

Il 4 marzo l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha votato una risoluzione di condanna dell’aggressione russa all’Ucraina intimando il ritiro immediato delle truppe di Mosca. 141 Paesi hanno approvato la mozione, ma 40 (35 astenuti e cinque contrari) no: questi 40 rappresentano il 55,5% della popolazione mondiale, e includono due superpotenze, la Russia e la Cina, e altre grandi e medie potenze come l’India, il Pakistan, il Bangladesh, il Vietnam, anch’essi astenuti, e come Etiopia, Marocco, Turkmenistan e Venezuela che non hanno votato. La Russia, insomma, è tutt’altro che isolata, ed è possibile identificare un blocco di Paesi guidato, ovviamente, dalla Cina che la supporta massicciamente, allungando e aggravando il conflitto in corso. Non basta. Scorrendo la lista dei Paesi votanti, è possibile intravedere un dato interessante: molti di questi fanno riferimento al gruppo dei cosiddetti BRICS, un aggregato di Paesi che intende porsi in alternativa al blocco dei Paesi occidentali. Il “cartello” è nato il 16 giugno 2009 a Ekaterinburg, in Russia: qui si tenne il primo vertice al quale parteciparono i quattro Paesi fondatori (Brasile, Russia, India e Cina). Successivamente si aggiunse il Sudafrica (da qui l’acronimo BRICS contraddistinto dalle iniziali dei noi dei Paesi che ne fanno parte). Il “cartello” si è dotato di una banca (la New Development Bank) con un capitale iniziale di 50 miliardi dollari per finanziare progetti infrastrutturali, e di un fondo di 100 miliardi di dollari (il Contingent Reserves Arrangements) come forma di aiuto reciproco (specie in caso di sanzioni). Lo scopo, appunto, era quello di affrancarsi dall’egemonia politica ed economica occidentale creando un’entità multilaterale alternativa, per non dire in contrapposizione all’Occidente. I cinque hanno subito invitato altri Paesi insofferenti dell’”ombrello” occidentale a guida americana. I candidati a entrarvi a oggi sono: l’Argentina, l’Egitto, l’Indonesia, il Kazakistan, la Nigeria, gli Emirati Arabi Uniti, l’Arabia Saudita, il Senegal, la Thailandia, l’Iran, la Cambogia, la Malesia, l’Uzbekistan, le Isole Fiji e l’Etiopia. All’Assemblea Generale dell’ONU, dei cinque Paesi fondatori solo il Brasile ha votato a favore della risoluzione di condanna alla Russia, al quale si aggiungono, fra i candidati, altri 10 Paesi (Egitto, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Thailandia, Indonesia, Argentina, Nigeria, Cambogia, Malesia, Isole Fiji). Degli altri quattro, la Russia ha ovviamente votato contro, gli altri tre si sono astenuti, assieme a Kazakistan, Senegal e Iran, mentre Etiopia e Isole Fiji non hanno votato. Se si considera che diversi Paesi che hanno votato a favore sono, tuttavia, ostili al blocco occidentale, ecco che la Russia anche solo attraverso il “cartello” dei BRICS e dei candidati all’adesione può contare su un appoggio politico ed economico non indifferente. Non dimentichiamoci che già Cina e India acquistano il greggio russo con uno sconto di circa 30 dollari rispetto ai prezzi del brent, vanificando non poco le sanzioni petrolifere occidentali. Infine, l’ultimo vertice del “cartello” allargato ai potenziali aderenti ha accolto una dichiarazione di Xi Jimping che accusa gli occidentali di imporre sanzioni «per creare divisioni e scontri». Nel corso della riunione dei ministri degli esteri dei BRICS del 19 maggio si è dichiarato un indiscusso appoggio all’ONU, ma si è anche difeso il ruolo guida del G20 dal quale la Russia non deve essere esclusa. Se la Russia è tutt’altro che isolata, occorre, però, tener conto di un particolare di una certa rilevanza: la Cina ha il ruolo guida di questo blocco di Paesi filorussi, ed è il Paese alla quale Putin, con la sua scriteriata invasione, sta consegnando la Russia. Ma la Cina non ha mai alleati. Solo clienti. Il riconoscimento russo dell’indipendenza delle repubbliche del Donbass potrebbe costituire un precedente pericoloso per Pechino qualora una simile autonomia venisse rivendicata da Tibet e Xinjang, che non hanno mai accettato la sovranità cinese. Se poi l’aggravamento e l’eccessiva durata del conflitto mettesse in pericolo gli affari economici di Pechino col mondo occidentale, per la Russia saranno guai, perché la Cina non esiterebbe a scaricarla. Anche per questi motivi, il destino della guerra e della pace è in mano, oltre agli Stati Uniti, anche alla Cina, e sempre meno a Ucraina e Russia che ne stanno diventando progressivamente dei semplici “Paesi satelliti”.

 

R.M.

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