TRIONFO E PROSPETTIVE DI XI JIMPING
E’ stata una specie di “notte
dei lunghi coltelli” quella che ha preceduto il 22 ottobre la nomina nel nuovo
Politburo che avrebbe circondato Xi Jimping per la durata quinquennale del suo
terzo mandato. La rimozione forzata di Hu Jintao, il cui video è diventato
virale, sembra mostrare quanto sia stata dura la battaglia per avere un posto
nel Politburo. Xi rischiava molto, come avevamo anticipato alla vigilia del Congresso
(cf. https://robertomancinipv.blogspot.com/2022/10/tempestain-arrivo-per-il-navigatore-il.html).
Hu Jintao ha fatto di tutto per posizionare uomini a lui fedeli per metterlo “sotto
tutela”. Almeno quattro erano le figure di spicco sulle quali poteva contare
per orientare il voto dei delegati: Hu Chunhua, Wang Yang, Yi Gang e Guo
Shuqing. I primi due hanno fatto carriera all’ombra di Hu Jintao e nelle file
della Lega della Gioventù Comunista, la fazione che Xi controlla meno. Il terzo
è il governatore della Banca Centrale. Il quarto è il capo dell’authority di
regolamentazione bancaria. Attraverso il carisma di questi uomini di punta del
partito non allineati (o non del tutto) alla linea di Xi, Hu Jintao avrebbe
potuto influire sui delegati per far promuovere una maggioranza di 4 su 7
componenti del Politburo a lui favorevoli: gli argomenti per criticare l’ultimo
mandato di Xi, dai risultati per lo più negativi, non mancavano. La battaglia notturna,
però, è stata vinta, anzi stravinta da Xi per 7 a 0. I componenti del Politburo
eletti o confermati sono tutti suoi fedelissimi: Li Qiang, futuro premier (capo
del partito a Shanghai e là odiato per la sua ferocissima politica di lockdown,
ma premiato per la sua fedeltà al “navigatore”), Zhao Leji (ha guidato la
campagna anticorruzione, cioè le purghe interne al partito), Wang Huning
(ideologo del pensiero di Xi) sono stati confermati; a loro si sono aggiunti
Cai Qi (capo del partito a Pechino e organizzatore delle ultime olimpiadi
invernali), Ding Xuexiang (supervisore delle attività e delle visite di Xi) e
Li Xu (segretario del partito nella provincia del Guangdong, tra le più ricche
del Paese, amico di famiglia di Xi). E ora cosa succederà? Xi, nonostante le
criticità dell’ultimo mandato, è più forte di prima. I mercati hanno bocciato
le decisioni del congresso. Ma qualcuno pensa già di corteggiarlo: il
cancelliere tedesco Olaf Scholz ha annunciato per il prossimo mese un viaggio
in Cina (sarà il primo leader straniero a recarsi a Pechino dopo la pandemia)
con una delegazione di industriali tedeschi della quale fa parte l’amministratore
delegato di Volkswagen, mentre sta accingendosi a vendere alla cinese Cosco
Shipping il terminal portuale di Amburgo. Qualcun altro, invece, sembra più
orientato al muro contro muro: il nostro nuovo governo. Adolfo Urso, neo
Ministro dello Sviluppo Economico, pare determinato a bloccare qualsiasi
collaborazione con la Cina decisa dal governo rosso-verde di Giuseppe Conte.
Comunque, il nazionalismo sembra un’altra volta l’elemento che annulla le
divisioni e ricompatta come non mai: l’annuncio da parte di Xi Jimping di
ostacolare in qualsiasi modo l’indipendenza di Taiwan è stato accolto con un’ovazione
da tutti i membri del congresso. Un annuncio che genera paura all’estero. C’è
da chiedersi, però, se questa paura sia fondata: Taiwan non ha mai inteso, né intende
oggi più che mai diventare indipendente. Si è sempre considerata e si considera
ancora tutt’oggi parte della Cina (cf. https://robertomancinipv.blogspot.com/2022/08/alcuneprecisazioni-non-scontate-su.html).
Sono altri, Stati Uniti in testa (come l’imprudente visita di Nancy Pelosi ha
dimostrato quest’estate), che intendono “giocare col fuoco”. Piuttosto, sarà
interessante vedere quale sarà l’atteggiamento Xi nei confronti di Vladimir
Putin e della sua guerra contro l’Ucraina: se prima, infatti, doveva stare
attento a non fare mosse avventate avendo di fronte una difficile battaglia per
la conquista del Politburo, ora che l’ha vinta, anzi, stravinta, ha le mani
decisamente più libere.
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