E SE LA GUERRA DI PUTIN FOSSE UN’ALTRA?

A ventiquattr’ore dal discorso col quale Vladimir Putin ha dichiarato annessi i territori di Donbass, Donetsk, Kherson e Zaporizhzhia, potendolo analizzare più attentamente, è possibile chiedersi se quella che sta combattendo è una guerra contro l’Ucraina o contro qualcun altro. In effetti, i toni più violenti sono stati indirizzati non all’Ucraina, che è stata, al contrario, invitata a negoziare (ma ancora Putin non ha detto a cosa anzitutto lui sarebbe disposto a rinunciare…), ma contro l’Occidente. O, per meglio dire, contro l’imperialismo occidentale, a guida chiaramente americana. Vengono a mente le lucide parole con le quali Papa Francesco aveva delineato, dal suo punto di vista, il conflitto in un’intervista da lui rilasciata a “Il Corriere della Sera” il 3 maggio scorso. Il pontefice aveva detto di non ritenere che la guerra russo-ucraina fosse causata dalle rivendicazioni russe dei territori poi annessi contro i tentativi di Kiev di “ucrainizzarli”: questa, disse il papa, è una questione «di dieci anni fa», un «argomento vecchio». Perché, se questo fosse stato il vero motivo, non è scoppiata prima? No. Per il Papa «in Ucraina sono stati gli altri a creare il conflitto». I motivi, cioè, sono altri. Ed ecco che Putin nel suo discorso sull’annessione dei territori occupati sembra proprio dargli ragione quando ha detto esplicitamente che la sua guerra non è contro l’Ucraina, ma contro l’Occidente, cioè contro l’imperialismo occidentale. Se diamo un occhio al panorama internazionale, vediamo che le superpotenze, e le relative politiche imperialiste, sono tre: Cina, Stati Uniti, Russia. Queste tre superpotenze, in un modo o nell’altro, sono implicate in quasi tutte le guerre, anche civili, che dilaniano il pianeta: Siria, Libia, Ucraina, Yemen, Israele e Palestina, Afghanistan, Iraq, Myanmar ecc.. Non a caso, il Papa più volte ha parlato di una “terza guerra mondiale a pezzetti”. I tre imperialismi afferenti alle tre superpotenze non si equivalgono: la Cina, al momento, sembra prevalere, grazie soprattutto alla sua politica economica, una sorta di “testa di ponte” del suo imperialismo politico. Gli Stati Uniti, grazie soprattutto al loro apparato militare e di intelligence e alla Nato, cercano di tenerle testa contenendole spazi e alleati. La Russia è, fra le tre, nettamente la più debole, e rischia seriamente di fare la fine del “vaso di coccio” fra “vasi di ferro”: ha un apparato militare decisamente inferiore, e un’economia troppo dipendente dalle risorse energetiche. Il tipo di regime la accomuna alla Cina, ma Putin sa bene che deve diffidarne. Pechino, infatti, non aspetta altro che inglobare la Russia nel suo imperialismo (e non è affatto lontana: la Russia si tiene tuttora a galla grazie alla disponibilità cinese di comprarle energia a metà prezzo e in rubli). Molti meno aspetti, probabilmente nessuno, accomuna la Russia agli Stati Uniti, la cui minaccia è percepita maggiormente. Ora, è risaputo che, nella storia, quando una superpotenza sa di essere inferiore alle altre e sente di essere fagocitata, diventa molto aggressiva. E’ un po’ come un orso ferito, la cui pericolosità e aggressività aumenta, appunto, in virtù del fatto che, essendo ferito, si sente più debole. Ebbene, la Russia è dal 1994 che vede la Nato allargarsi sempre più a est, verso i suoi confini. E la Nato è il braccio militare e imperialista degli americani. La prospettiva di vedersela arrivare in Ucraina (è dallo scorso anno che si parla sempre più esplicitamente di ingresso ucraino nella Nato) ne ha scatenato una reazione spropositata e sproporzionata, tipica dell’orso ferito: l’invasione dell’Ucraina, cogliendo il pretesto dell’effettiva violenza e discriminazione che stava subendo la minoranza filorussa. Se così stessero le cose, però, la guerra russo-ucraina, anche qualora auspicabilmente dovesse concludersi, rappresenterebbe con ogni probabilità una “tappa” propedeutica di un’altra guerra, quella che si combatte fra gli opposti imperialismi, tra i quali il più aggressivo sarà tendenzialmente sempre il più debole, quello russo. Non a torto, forse, Svezia e Finlandia (oltre all’Ucraina) chiedono l’adesione alla Nato. A meno che le superpotenze decidano di inaugurare una distensione all’insegna di un vero multilateralismo (si è giustamente accusato Donald Trump di averlo apertamente contrastato col suo motto «America First!», ma c’è da chiedersi se non fosse già in crisi prima, e se l’attuale multilateralismo di cui si parla non sia solo, appunto, un multilateralismo solo di facciata), se Papa Francesco, come Putin stesso dimostrerebbe, avesse ragione, il pericolo di altre guerre e di ulteriori escalation anche nucleari resterebbe immutato. Ricordiamoci sempre della pericolosità dell’orso ferito.

R.M.

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