TEMPESTA IN ARRIVO PER IL “NAVIGATORE”?
Il 16 ottobre si aprirà
il XX Congresso Nazionale del Partito Comunista Cinese: 2.296 delegati eleggeranno
a Pechino i membri del Comitato Centrale del partito che, a loro volta, eleggeranno
quelli dell’Ufficio Politico (Politburo), del suo Comitato permanente e il
Segretario Generale del partito. Xi Jimping si avvia a ottenere un terzo
mandato quinquennale per rimanere al vertice del Partito e dello Stato: non
accadeva dai tempi di Mao Zedong, avendo Deng Xiao Ping introdotto il limite
del doppio mandato per impedire il ritorno degli uomini del “Grande Timoniere”
(come si faceva chiamare Mao) che lo stesso Xi, che si è fatto a sua volta chiamare
“il navigatore”, ha abolito. Se non vi sono dubbi su chi rimarrà al vertice della
Repubblica Popolare Cinese, ve ne sono di fondati sull’effettivo potere che Xi
avrà: dipenderà, infatti, da quanti uomini a lui vicini verranno eletti al Politburo.
E qui conta la credibilità che Xi è o non è riuscito a offrire sulla base dei
risultati ottenuti in questi ultimi cinque anni. Da questo punto di vista, se è
vero che Xi ha “rottamato” le riforme di Deng Xiao Ping reintroducendo un’economia
fortemente centralizzata, una campagna ideologica e una ferrea repressione
politica tipicamente maoiste, è anche vero che il resoconto dei risultati da
lui ottenuti è tutt’altro che promettente. Sono almeno tre i suoi punti deboli,
tra loro strettamente collegati: la crescente rivalità con gli Stati Uniti
compromessa da una crescita di appena il 2,8% del Pil, la metà rispetto all’obiettivo
fissato dal governo (e, peggio ancora, al di sotto della media asiatica per la
prima volta da più di trent’anni), a sua volta causata dal rallentamento della
Nuova Via della Seta (la Belt and Road
Initiative), messa in crisi dal prolungarsi della guerra russo-ucraina nei
confronti della quale Xi è stato messo in grave imbarazzo dal suo alleato
Vladimir Putin, che non ha ascoltato i suoi moniti di abbreviarla. Anzi, dopo l’ultimo
avvertimento di Xi al vertice di Samarcanda della Shanghai Cooperation
Organisation (Sco), Putin lo ha quasi preso in giro: ha dato, certo, una svolta
decisa alla guerra, ma attraverso l’atto di forza delle annessioni dei
territori occupati che, lungi dal mettere fine al conflitto, lo hanno
ulteriormente esacerbato. Xi potrebbe costringere Putin ad aprire negoziati smettendo
di comprargli energia in rubli, ma finora non l’ha fatto. Forse temeva che un atto
così risolutivo preso prima del Congresso, un atto quasi di rottura, che
avrebbe provocato una grave incrinatura dell’alleanza fra i due imperialismi,
quello cinese e quello russo, avrebbe potuto creargli più difficoltà che
vantaggi, visti i risultati già poco brillanti che deve esibire e dei quali
abbiamo già detto. La vera partita, perciò, si gioca in questo Congresso, nell’elezione
dei membri del Politburo. Vedremo se Xi conserverà la maggioranza al suo
interno, oppure se verrà messo “sotto tutela”. Tempesta in arrivo per “il
navigatore”?
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