ELEZIONI FRIULI: VINCE FEDRIGA, NON LA LEGA

Le elezioni regionali del Friuli Venezia Giulia, rispetto a quelle della Lombardia, non hanno riservato sorprese rispetto a quelle di cinque anni: se in Lombardia aveva trionfato l’astensione (58,32%!), che aveva causato il crollo di tutti i partiti (cf. https://robertomancinipv.blogspot.com/2023/02/la-sconfitta-dei-vincenti-e-il-tracollo.html), in Veneto l’affluenza si è confermata quella del 2018 (45% circa), così come i partiti all’opposizione hanno confermato le loro (minoritarie) posizioni, eccezion fatta per il Movimento 5 Stelle che dal 7% precipita al 2,4%. Inconsistente il risultato di Azione (il partito di Carlo Calenda), superato da Insieme Liberi, che ha presentato la candidata no vax Giorgia Tripoli: rispettivamente 2,75% contro il 3,98%. Stabile il Pd (16,5% contro il 18,1% del 2018) e tutti gli altri piccoli raggruppamenti di sinistra o centrosinistra. L’unica, vera novità è rappresentata da quello che è successo all’interno del centrodestra: la Lega, pur recuperando rispetto alle politiche (prese il 10,9%), rispetto alle regionali del 2018 (34,9%) vede praticamente dimezzati i suoi voti (19%). Forza Italia nemmeno recupera: dal 12,1% del 2018 scende al 6,7%, risultato simile alle politiche. Parallelamente, Fratelli d’Italia passa dal 5,8% del 2018 al 18,1%, ma perde il 13% rispetto alle politiche (31,3%), mentre fa man bassa di voti la lista di Massimiliano Fedriga, che passa dal 6,3% del 2018 al 17,8%. E' proprio la lista di Fedriga che spariglia le carte. Poiché alle politiche non era presente, è più corretto fare un raffronto con le regionali del 2018. Da chi ha preso tutti questi voti la lista del presidente della Regione? E’ da ritenere che metà degli elettori che hanno votato Lega e Forza Italia cinque anni fa, hanno premiato o Fratelli d’Italia o direttamente la lista di Fedriga. Poiché Fedriga viene dalla Lega, è possibile che il travaso sia stato, per un verso, dalla Lega alla lista di Fedriga e, per l’altro, da Forza Italia e da parte della Lega a Fratelli d’Italia.
Si potrebbero tirare due conclusioni. La prima: se è vero che il travaso di voti a favore di Fedriga è arrivato a scapito della Lega, è anche vero, però, che Fedriga non ha ripetuto il successo di Luca Zaia, che con la sua lista personale, alle regionali del Veneto superò la Lega di Salvini. La seconda: l’elettorato leghista si conferma spaccato, nel senso che una buona parte rimane ancora delusa dalla linea impressa da Matteo Salvini, ma resta… leghista, per così dire, nel senso che vota, di fatto, un altro leghista, Massimiliano Fedriga. Ma la Lega di Salvini non è evidentemente quella di Fedriga, né quella di Zaia: quella salviniana ha iniettato robuste dosi di centralismo, di populismo e perfino di nazionalismo rispetto a quella storica di Umberto Bossi (fu Salvini a far cambiare il nome del partito, da Lega Nord a Lega) quasi diventando un duplicato di Fratelli d'Italia, quella di Fedriga e di Zaia è più orientata al recupero dell'identità storica della Lega, quella autonomistica/federalista/decentrata. Se Salvini non sarà in grado di riallacciarsi alla Lega storica non potrà mai recuperare il consenso perduto dal 2018. 

R.M.

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