PASQUA
E RAMADAN DI SANGUE
Dopo
gli episodi della scorsa estate (cf.https://robertomancinipv.blogspot.com/2022/08/accordoa-gaza-cosa-ha-e-non-ottenuto.html),
torna a scatenarsi la violenza in Israele e nei Territori Santi. E’ sempre
particolarmente intricato delineare lo scenario e le rispettive responsabilità
in casi unici al mondo come quello di Israele, dove si intrecciano in modo
altrettanto inestricabile interessi politici e religiosi. Forse mettendo in
ordine i fatti avvenuti può aiutare almeno a comprendere il “filo logico” di
quanto accaduto, sempre ammesso che si possa parlare di logica quando si fa
violenza.
Il clima in Israele si è arroventato col tentativo da parte del governo di estrema destra di Benjamin Netanyahu di far approvare una riforma della Corte Suprema di Giustizia che la metterebbe, di fatto, sotto il controllo dell’esecutivo, che potrà nominare la maggioranza dei suoi membri e invalidarne le sentenze con maggioranza esecutiva della Knesset. La riforma è stata fortemente voluta dagli estremisti religiosi ebraici al governo perché con le sue sentenze ostacola gli insediamenti ebraici nei territori palestinesi. Gli estremisti religiosi sono stati spalleggiati dallo stesso Netanyahu, interessato a “ingabbiare” i giudici per i suoi guai giudiziari. La rivolta di piazza e l’intervento americano in un momento di isolamento diplomatico di Israele (Arabia Saudita e Iran, acerrimo nemico di Israele, hanno trovato un accordo grazie alla mediazione della Cina) hanno indotto Netanyahu a rinviarla. Intanto, la Corte Suprema di Giustizia ha dato ragione a una famiglia palestinese che il Fondo Nazionale Ebraico voleva sfrattare. Il rinvio della riforma e l’ennesima sentenza a loro sfavore sono stati, per gli estremisti religiosi, la miccia che ha acceso la loro sete di vendetta. Questo è il retroscena che spiega il clima di altissima tensione che si respira da un po’ di giorni in Israele. Dopodiché ci è “scappato” il primo morto: un medico beduino proveniente da Haifa che protestava contro la polizia israeliana perché impediva l’accesso alla Spianata a una donna palestinese è stato ucciso dai poliziotti crivellato di colpi. A gettare ulteriore benzina sul fuoco ci ha pensato Rafael Morris, estremista religioso ebraico capo del movimento Ritorno al Tempio: il 31 marzo è stato arrestato dalla polizia israeliana perché stava pianificando il rito del sacrificio della Pasqua sulla Spianata delle Moschee, area sacra ai musulmani, poi liberato grazie all’intervento del Ministro della Sicurezza, l’avvocato Ben Gvir. Dopodiché nella notte fra il 4 e il 5 aprile si sono verificati gli scontri tra i poliziotti israeliani e i musulmani palestinesi nella moschea Al Aqsa con l’arresto di oltre 350 persone: i poliziotti hanno tentato di giustificare il loro intervento sostenendo che nella moschea erano entrati uomini mascherati armati di pietre, bastoni e petardi, ma la violenza del blitz è stata sproporzionata, e i poliziotti hanno dato prova della loro incapacità di comprendere gli effetti devastanti che avrebbe avuto un gesto del genere, e che si sono verificati la notte successiva con ulteriori scontri ai quali è seguito il lancio di razzi da postazioni di Hamas ed Hezbollah in Libano. Forse era quello che gli estremisti religiosi ebrei volevano: Ben Gvir, novello Jean Marat, ha subito dichiarato: «Bisogna mozzare teste a Gaza». Detto fatto: Israele ha reagito a sua volta attaccando con l’aviazione varie postazioni di Hamas nella Striscia di Gaza e distruggendo più di 10 siti di Hamas in Libano rischiando una nuova escalation mediorientale. Violenza chiama violenza: in Cisgiordania, lungo l’autostrada 57, vicino a Hamra, due sorelle ebree di 20 anni sono state uccise da un terrorista palestinese come rappresaglia per la sproporzionata reazione israeliana. Risposta degli estremisti ebrei: a Kafr Wasim, a circa 20 km da Tel-Aviv, alcune automobili sono state date alle fiamme e su un recinto di proprietà di una famiglia musulmana sono comparse delle scritte minacciose che intimavano i residenti ad andarsene. La spirale della violenza non si è arrestata, arrivando all’attacco terroristico nel quale è stato ucciso il turista italiano Alessandro Parini, e sembra non arrestarsi ancora.
Il clima in Israele si è arroventato col tentativo da parte del governo di estrema destra di Benjamin Netanyahu di far approvare una riforma della Corte Suprema di Giustizia che la metterebbe, di fatto, sotto il controllo dell’esecutivo, che potrà nominare la maggioranza dei suoi membri e invalidarne le sentenze con maggioranza esecutiva della Knesset. La riforma è stata fortemente voluta dagli estremisti religiosi ebraici al governo perché con le sue sentenze ostacola gli insediamenti ebraici nei territori palestinesi. Gli estremisti religiosi sono stati spalleggiati dallo stesso Netanyahu, interessato a “ingabbiare” i giudici per i suoi guai giudiziari. La rivolta di piazza e l’intervento americano in un momento di isolamento diplomatico di Israele (Arabia Saudita e Iran, acerrimo nemico di Israele, hanno trovato un accordo grazie alla mediazione della Cina) hanno indotto Netanyahu a rinviarla. Intanto, la Corte Suprema di Giustizia ha dato ragione a una famiglia palestinese che il Fondo Nazionale Ebraico voleva sfrattare. Il rinvio della riforma e l’ennesima sentenza a loro sfavore sono stati, per gli estremisti religiosi, la miccia che ha acceso la loro sete di vendetta. Questo è il retroscena che spiega il clima di altissima tensione che si respira da un po’ di giorni in Israele. Dopodiché ci è “scappato” il primo morto: un medico beduino proveniente da Haifa che protestava contro la polizia israeliana perché impediva l’accesso alla Spianata a una donna palestinese è stato ucciso dai poliziotti crivellato di colpi. A gettare ulteriore benzina sul fuoco ci ha pensato Rafael Morris, estremista religioso ebraico capo del movimento Ritorno al Tempio: il 31 marzo è stato arrestato dalla polizia israeliana perché stava pianificando il rito del sacrificio della Pasqua sulla Spianata delle Moschee, area sacra ai musulmani, poi liberato grazie all’intervento del Ministro della Sicurezza, l’avvocato Ben Gvir. Dopodiché nella notte fra il 4 e il 5 aprile si sono verificati gli scontri tra i poliziotti israeliani e i musulmani palestinesi nella moschea Al Aqsa con l’arresto di oltre 350 persone: i poliziotti hanno tentato di giustificare il loro intervento sostenendo che nella moschea erano entrati uomini mascherati armati di pietre, bastoni e petardi, ma la violenza del blitz è stata sproporzionata, e i poliziotti hanno dato prova della loro incapacità di comprendere gli effetti devastanti che avrebbe avuto un gesto del genere, e che si sono verificati la notte successiva con ulteriori scontri ai quali è seguito il lancio di razzi da postazioni di Hamas ed Hezbollah in Libano. Forse era quello che gli estremisti religiosi ebrei volevano: Ben Gvir, novello Jean Marat, ha subito dichiarato: «Bisogna mozzare teste a Gaza». Detto fatto: Israele ha reagito a sua volta attaccando con l’aviazione varie postazioni di Hamas nella Striscia di Gaza e distruggendo più di 10 siti di Hamas in Libano rischiando una nuova escalation mediorientale. Violenza chiama violenza: in Cisgiordania, lungo l’autostrada 57, vicino a Hamra, due sorelle ebree di 20 anni sono state uccise da un terrorista palestinese come rappresaglia per la sproporzionata reazione israeliana. Risposta degli estremisti ebrei: a Kafr Wasim, a circa 20 km da Tel-Aviv, alcune automobili sono state date alle fiamme e su un recinto di proprietà di una famiglia musulmana sono comparse delle scritte minacciose che intimavano i residenti ad andarsene. La spirale della violenza non si è arrestata, arrivando all’attacco terroristico nel quale è stato ucciso il turista italiano Alessandro Parini, e sembra non arrestarsi ancora.
Aver
messo ordine ai serrati, sanguinosi avvenimenti accaduti in questi giorni aiuta,
forse, a dare un giudizio equilibrato su quanto è successo: premesso che l’esecrabilità
del ricorso alla violenza da tutte le parti in causa è da condannare, appare, d’altra
parte, evidente come la responsabilità maggiore degli scontri e degli attentati
sia, come l’estate scorsa, di Israele e, più precisamente, dell’estremismo
religioso ebraico che ha fatto di tutto per alzare il livello della tensione
dopo il rinvio della riforma sulla Corte Suprema di Giustizia, e cercando una
rivincita nell’appropriarsi di una parte della Spianata delle Moschee, area
sacra anche a cristiani e musulmani, per poter poi costruire la loro tanto
sospirata sinagoga a ricordo del Tempio di Erode distrutto dai Romani (70 d.C.)
offendendo le altre due religioni (attualmente gestita da un’istituzione
musulmana secondo uno accordo del 1990 tra Israele, Egitto e Giordania). E’
estremamente riduttiva, perciò, la posizione del nostro governo, che si è limitato
a manifestare solidarietà con Israele senza evidenziarne le responsabilità, sottovalutando,
per non dire dimenticando, che israeliani e palestinesi devono trovare una
modalità di convivenza reciproca politica (al momento, l’unica, seppur difficilmente
praticabile, sembra la soluzione dei due Stati) e religiosa (qui, l’unica soluzione
ragionevole, anch’essa, però, al momento difficilmente praticabile a causa
delle scriteriate rivendicazioni dell’estremismo ebraico, è quella da tempo proposta
dalla Santa Sede: uno statuto speciale internazionalmente garantito per i
luoghi santi appartenenti alle tre religioni monoteiste).
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