L’UNGHERIA OGGI
Papa
Francesco era già stato in Ungheria per una breve sosta il 12 settembre 2021
per la conclusione del congresso eucaristico internazionale. E’ passato,
perciò, poco più di un anno e mezzo da allora. Che Ungheria si troverà davanti
nei prossimi giorni?
L'Ungheria dal 12 settembre 2021 a oggi
L’Ungheria di oggi non è molto diversa da quella di allora. E’ il panorama
internazionale che coinvolge l’Ungheria, semmai, a essere molto cambiato. Il
Covid-19 è, ormai, un ricordo, ma la guerra russo-ucraina è una tragica realtà.
Non è mutato, invece, il quadro politico ungherese guidato da Viktor Orbán.
Anzi, è il caso di dire che si è rafforzato. Il 3 aprile 2022 si sono svolte le
elezioni parlamentari stravinte dal suo partito nazional-conservatore, Fidesz
(Unione Civica Ungherese), che ha raccolto la maggioranza assoluta dei voti, il
54,1%. Una vittoria ancora più significativa se si pensa che le opposizioni si
erano presentate unite, raccogliendo, però, solo il 34,5 % dei voti: 135 seggi
su 199 sono andati appannaggio del partito di Orbán, che, con una maggioranza
di due terzi dei parlamentari, è stato riconfermato senza problemi Primo Ministro
dalla Presidente della Repubblica Katalin Novák, anch’ella di Fidesz (è stata
eletta dal parlamento ungherese il 10 marzo 2022). Orbán, dopo un primo mandato
(1998-2002), governa ininterrottamente l’Ungheria dal 2010 e l’ha gradualmente
trasformata in un regime la cui piattaforma può piacere a Papa Francesco in
quegli ambiti affini ai valori espressi dal cattolicesimo, ma non gli potrà
piacere il modo col quale la porta avanti, e cioè l’autoritarismo che
contraddistingue il suo governo, a partire dalle restrizioni sulla libertà di
espressione (i principali media sono stati messi sotto controllo statale tramite
una fondazione), su quella accademica (la prestigiosa Central European University
promossa da George Soros è stata costretta a trasferirsi a Vienna), proseguendo
con la mortificazione dei diritti delle minoranze (rom ed ebrei hanno subìto
diverse forme di discriminazione, né si respira un’aria tranquilla per il mondo
omosessuale) per finire con le porte chiuse ai migranti e ai rifugiati, con
rifiuti di accoglienza, espulsioni e messa fuori legge delle Ong. Allo stesso
modo, difficilmente il pontefice gradirà lo schieramento filorusso di Orbán: la
decisione del premier di non inviare truppe in Ucraina e di non comminare
sanzioni in ambito energetico nei confronti della Russia ha spaccato il Gruppo
di Visegrad e isolato l’Ungheria all’interno dell’Ue agganciandola a Mosca (il
Cremlino ha garantito a Budapest massicce forniture di gas a prezzi
convenienti). L’Ungheria non pare avere le carte in regola per vantare quella posizione
libera e credibile richiesta dal pontefice (e per lui imprescindibile) per svolgere
un ruolo di pacificazione fra Russia e Ucraina.
Cosa disse e cosa dirà papa Francesco
Il
12 settembre 2021 Papa Francesco aveva, in parte, preso il “toro per le corna”,
come si suol dire: nell’incontro coi vescovi, per esempio, aveva sollecitato l’episcopato
a professare la fede in libertà, senza imporsi in modo autoritario, e
allontanando la tentazione di cercare privilegi e vantaggi; aveva fatto appello
a essere testimoni di fraternità, opponendosi a chiusure preconcette, e aprendosi
all’incontro con le altre etnie, minoranze, ai migranti provenienti da altri
popoli per coltivare il sogno di una società fraterna; aveva invocato “nuovi
ponti di dialogo”, non la costruzione di altri muri. Inviti che mal si
conciliano con la natura illiberale del regime di Orbán, anche se non privo di
riferimenti a valori cristiani.
Cosa
dirà Papa Francesco nei prossimi giorni? Su una cosa si può essere sicuri: non
mancheranno appelli a una pace giusta e duratura, e non di parte, alla speranza
e ancora alla fraternità. Probabilmente, non tutto sarà di gradimento a Orbán.
R.M.
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