LE DUE ANIME DELL’EUROPA
C’era
una volta…
C’era una volta (un anno
fa) una parte dell’Unione Europea (Ue), guidata dalla Francia (presidente
Emmanuel Macron) e della quale facevano parte i “pesi massimi” storicamente
europeistici di Germania (cancelliere Olaf Scholz), e Italia (premier Mario
Draghi) che, pur condannando giustamente l’aggressione russa all’Ucraina,
cercava di smarcare l’Europa dall’intransigenza antirussa degli Stati Uniti. Di
quella parte dell’Ue, già minoritaria e perdente, in autunno si è sfilata
l’Italia, con l’insediarsi di uno dei governi più filoamericani e
antieuropeisti della nostra storia, quello di Giorgia Meloni. Recentemente si è
sfilata anche la Germania, che ha riaffermato l’indispensabilità di una
comunanza d’intenti con gli Stati Uniti. Macron è rimasto solo. Nessuno lo ha
appoggiato nel suo duplice tentativo in Cina e nei Paesi Bassi di riaffermare
l’autonomia politica ed economica europea rispetto agli opposti
intransigentismi americano e cinese. Non basta. C’era una volta un presidente
americano, George Bush jr, che, proprio vent’anni fa, accusava i Paesi membri
dell’Ue che non avevano appoggiato la sua dichiarazione di guerra all’Iraq di
far parte di una “vecchia Europa”, egoista e nazionalista, elogiando la “nuova
Europa” composta dai Paesi membri che si erano schierati con gli Stati Uniti.
Di quella “vecchia Europa” erano capofila la Germania (presidente Gerhard
Schröder) e ancora la Francia (presidente Charles De Gaulle). Di quella “nuova
Europa” facevano, invece, parte i Paesi membri ex sovietici dell’Europa
orientale, la Gran Bretagna (premier Tony Blair, laburista) e i governi euroscettici
di centrodestra di Spagna (presidente Josè Maria Aznar) e Italia (premier
Silvio Berlusconi). Sono passati vent’anni, ma sembra accaduto ieri. Macron,
come Chirac, ha subìto la stessa etichettatura da parte del premier polacco
Mateusz Morawiecki, che lo ha accusato di far parte di una “vecchia Europa” da
contrapporsi a una “nuova Europa” che deve indissolubilmente legare il suo
destino sempre e comunque agli Stati Uniti. Rispetto a vent’anni fa, come
rispetto a un anno fa, la situazione si è, però, aggravata: Macron, stavolta, è
solo.
…
la “vecchia Europa”, libera e sovrana
Quando aveva annunciato
il suo viaggio a Pechino per perorare non solo i suoi interessi nazionali, ma
anche quelli europei, noi avevamo facilmente immaginato il rischio che correva,
pur lodandone il coraggio (cf. https://twitter.com/robyfrancy94/status/1642967697347452933).
E avevamo anticipato che il suo successo lo si sarebbe misurato al ritorno del
suo viaggio, in base al consenso che tra gli Stati membri dell’Ue avrebbe
riscosso. Purtroppo, peggio di così non poteva andare. Perfino Ursula Von Der
Leyen, giunta con lui a Pechino, ha fatto di tutto per marcarne le distanze e ostacolare
la sua iniziativa. Macron, rientrando da Pechino, ha rilasciato un’intervista
alle testate Les Echos, France Inter e Politico nella quale ha dichiarato che
l’Ue deve resistere alle pressioni di diventare vassalla degli Stati Uniti,
perché ha interessi che non sempre coincidono con quelli americani; deve
puntare a un’autonomia politica, militare, strategica, energetica ed economica.
Su Twitter ha ribadito il concetto di sovranità economica europea, essenziale
per proteggere le aziende e i lavoratori europei, combattere le distorsioni
della concorrenza (fra le righe, certamente faceva un indiretto riferimento
all’Inflaction Reduction Act, il pacchetto di sussidi pubblici che gli Stati
Uniti offrono alle aziende che operano in territorio americano), ridurre le
dipendenze energetiche e proteggere i brevetti europei. Insomma, ha fatto
appello a un’Ue terzaforzista, libera da qualsiasi condizionamento ideologico
e, pertanto, in grado si svolgere un credibile ruolo di pacificazione mondiale.
La
“nuova Europa” di oggi: vassalla e inconsistente
Le critiche degli Stati
Uniti erano scontate: Marco Rubio ha sarcasticamente proposto di abbandonare
l’Europa al suo destino, guerra in Ucraina in primis, mentre l’ex
presidente Donald Trump lo ha accusato di “leccaculismo” verso la Cina. Più
dolorose le critiche giunta all’interno dell’Ue: se Finlandia e Svezia fanno
sempre più totale affidamento sulla Nato, le bordate più micidiali sono
arrivate dalla Polonia. Morawiecki, come abbiamo anticipato, ha accusato Macron
di voler far rivivere la “vecchia Europa” che ha fallito, dichiarando che la
“nuova Europa”, della quale la Polonia si pone come leader, deve legarsi
indissolubilmente agli Stati Uniti perché condividono gli stessi obiettivi e
valori, a partire dall’intransigentismo bellico antirusso (già aveva definito
su Twitter la Russia un “nuovo impero del Male”, chiarendo che solo la “nuova
Europa” l’aveva capito). Non dimentichiamoci che la Polonia aveva esultato il
giorno della distruzione dei gasdotti Nord Stream proprio mentre inaugurava un
nuovo gasdotto dalla Norvegia. Varsavia sembra diventata la nuova “testa di
ponte” antieuropea di Washington dopo l’uscita dall’Ue della Gran Bretagna.
Ancora più male fanno le ripetute dichiarazioni filoamericane del nostro
governo, sempre più determinato a invocare l’Ue solo per difendere i propri
interessi nazionali, e della Germania: Norbert Röttgen, della CDU, ha detto che
il suo viaggio è stato un disastro per l’Europa (sic!). Metin Hakverdi,
responsabile per la politica estera dell’Spd, il partito del cancelliere
Scholz, ha fatto presente che americani ed europei hanno valori comuni
inscindibili: il richiamo dei sussidi pubblici americani sembra più forte della
libertà e dell’indipendenza politica, economica, militare ed energetica, ma
condanna l’Ue a essere perennemente vassalla e inconsistente. La Spagna del
socialista Pedro Sanchez, per parte sua, sembra voler giocare una partita tutta
sua, all’insegna del più esplicito egoismo nazionale.
Macron,
l’ultimo europeista
Insomma, se qualcuno ancora sperava che l’Ue potesse almeno provare a far sentire una voce alternativa e autorevole nel panorama internazionale, soprattutto a vantaggio di una cessazione delle ostilità e di un’apertura di negoziati tra Russia e Ucraina, queste speranze sembrano definitivamente svanite. Forse nemmeno Macron ci crede più: dopo la levata di scudi generale e l’isolamento politico al quale il presidente francese è stato sottoposto, l’Eliseo ha emanato una nota ufficiale nel quale sembra fare “macchina indietro”, rinnovando la partnership privilegiata con gli Stati Uniti, Paese col quale vi è sempre stata e sempre vi sarà comunanza di interessi. Ora, se è vero che Macron ha “usato” anche lui, in chiave nazionalista, l’Ue (il rifiuto alla solidarietà migratoria verso l’Italia, i progetti militari indipendenti da quelli in seno all’Ue, come l’European Intervention Initiative o la Task Force Takuba nel Sahel), è altrettanto vero che solo da lui sono venute parole e iniziative (cf. https://robertomancinipv.blogspot.com/2022/09/unione-confederazione-il-nuovo-rilancio.html) da vero europeista. Onore al merito, nonostante il suo fallimento.
R.M.
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