PERCHE’ IL PIANO DI PACE CINESE NON PUO’ ESSERE ACCETATO?

Nei giorni in cui Xi Jimping fa visita a Vladimir Putin riemerge la proposta di pace in 12 punti che i cinesi hanno pubblicato il 24 febbraio scorso nell’anniversario dell’invasione russa dell’Ucraina, e viene naturale chiedersi perché non possa costituire la base di un negoziato fra Russia e Ucraina attraverso il sostegno della comunità internazionale. Rileggiamone a questo proposito i punti. Il punto 1 dice: «Rispettare la sovranità di tutti i Paesi. Le leggi internazionali riconosciute, compresi gli scopi e i principi della Carta delle Nazioni Unite, dovrebbero essere rigorosamente osservate e la sovranità, l’indipendenza e l’integrità territoriale di tutti i Paesi dovrebbero essere effettivamente garantite. […] Il diritto internazionale dovrebbe essere applicato in modo equo e uniforme e non dovrebbero essere adottati doppi standard». La Russia, in altre parole, dovrebbe ritirarsi dai territori occupati. Il punto 2 dice: «La sicurezza regionale non può essere garantita rafforzando o addirittura espandendo i blocchi militari». La Nato dovrebbe esplicitamente rinunciare a espandersi e a “ululare” alle porte del presunto nemico, per usare le parole di Papa Francesco. Questa è una garanzia che Putin dovrebbe accettare per un suo graduale ritiro: non è forse questo il principale motivo della sua politica estera aggressiva? Inoltre si dice: «Dovremmo […] promuovere la costruzione di un’architettura di sicurezza europea equilibrata, efficace e sostenibile e opporci all’instaurazione della sicurezza nazionale sulla base dell’insicurezza di altri Paesi». E’ una condanna agli odierni nazionalismi e, paradossalmente, un incoraggiamento alla costruzione di un’Unione Europea con una politica estera e di difesa comune, riconoscendola quasi come “terza forza” che possa fungere da equilibrio fra le superpotenze antagoniste (ovviamente, interesse primario cinese è che sia un argine all’imperialismo statunitense, ma non è anche un nostro interesse?). Il punto 3 dice: «Cessate il fuoco e smettere di combattere». Il presupposto per aprire dei negoziati non è quello del ritiro immediato dai territori occupati, come vorrebbero Volodymyr Zelenskyj e Joe Biden, ma la cessazione delle ostilità. Infatti, si dice anche che «non ci sono vincitori nelle guerre». Allo stesso punto si dice: «Non aggiungere benzina sul fuoco». A che serve, se non a questo, definire, come ha fatto l’europarlamento, la Russia uno Stato terrorista, o incriminare Putin come ha fatto la Corte Penale Internazionale? Il punto 4 afferma che «il dialogo e il negoziato sono l’unica via d’uscita praticabile» e «la comunità internazionale dovrebbe […] aiutare tutte le parti in conflitto ad aprire la porta a una soluzione politica della crisi il prima possibile». Lo dice anche il Papa! Il punto 5 dice: «Risolvere la crisi umanitaria. […] Proteggere efficacemente la sicurezza dei civili e stabilire dei corridoi umanitari per l’evacuazione dei civili dalle zone di guerra. […] Sostenere il ruolo di coordinamento delle Nazioni Unite nell’assistenza umanitaria alle aree di conflitto», magari attraverso una forza d’interposizione militare di caschi blu. Il punto 6 dice: «Protezione dei civili e dei prigionieri di guerra» e «astenersi dall’attaccare civili e strutture civili». Il punto 7 dice: «Mantenere la sicurezza delle centrali nucleari», e il punto 8 afferma: «l’uso o la minaccia di uso di armi nucleari dovrebbe essere contrastato». Come non vedere dei moniti a Putin in questi punti? E’ veramente un piano troppo filorusso? Proseguiamo. Il punto 9 intende garantire l’esportazione di grano tramite un ruolo attivo delle Nazioni Unite. Il punto 10 dice: «Stop alle sanzioni unilaterali. Le sanzioni unilaterali e le pressioni estreme non solo non risolveranno i problemi, ma ne creeranno di nuovi». Non è un mistero che, nella storia, le sanzioni non hanno abbattuto nessun regime politico. Anzi, lo hanno rafforzato perché hanno portato alla miseria le popolazioni che hanno inevitabilmente visto nei Paesi sanzionatori dei nemici più pericolosi dei regimi che li vessavano. E le attuali sanzioni dell’Ue contro la Russia hanno indebolito l’Ue anziché la Russia. Il punto 11 dice: «Tutte le parti dovrebbero […] opporsi alla politicizzazione, alla strumentalizzazione […] dell’economia mondiale». Non è forse un uso distorto, appunto politico, dell’economia che punta al profitto a tutti i costi una delle cause, se non la principale, dell’attuale instabilità mondiale? Anche questo lo dice perfino il Papa! Infine, il punto 12 intende promuovere la ricostruzione postbellica.
Questo è il piano di pace cinese. Forse, l’unico neo è la mancanza di una protezione per i russi di Ucraina e Crimea, dovuta, probabilmente, al fatto che la Cina non protegge affatto le sue minoranze. Ma di fronte a un invito della comunità internazionale, difficilmente Pechino si opporrebbe all’inserimento di garanzie specificamente destinate a quelle minoranze. Ciò detto, è da rilanciare la domanda: perché il piano cinese non può essere accettato?

 

R.M.

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