MIGRANTI E COMPETENZE: UN ALTRO “CAOS” ITALIANO

Mentre al Consiglio di Bruxelles Giorgia Meloni pare aver ricucito lo strappo con Emmanuel Macron generato dalla quantomeno discutibile gestione del caso Ocean Viking, e il nostro governo sembra più saggiamente propenso a trovare un accordo, anziché cercare lo scontro, con la Francia per la gestione del problema dei migranti, per poi costruire, magari assieme a Spagna e Grecia, un fronte a Bruxelles affinché l’Ue si mostri un po’ più operativa e solidale con noi, resta aperto un altro grave problema, questa volta tutto nostro, relativo a questa fatidica gestione: l’inestricabile groviglio di competenze fra autorità e ministeri in tema di sicurezza e soccorso in mare. Chi se ne deve occupare? Chi se ne deve far carico? Chi ne ha la responsabilità? Dopo l’ultimo, inutile intervento legislativo in materia, il Decreto Legislativo n.177/2016 dell’allora Ministro dell’Interno Marco Minniti, sono tre, per non dire quattro, le autorità e i ministeri che intervengono contemporaneamente in materia. Anzitutto, c’è la Marina Mercantile. Essa è la componente operativa marittima della difesa militare nazionale. La sua missione consiste nel mantenimento di una continua e credibile presenza nell’area mediterranea, nel controllo dei mari italiani con dispositivi aeronavali e relativo supporto terrestre e nel mantenimento di una forza di superficie e di una forza subacquea in grado di operare autonomamente cui affiancare una componente anfibia. Tra le sue competenze, la Marina Mercantile si occupa di esercitare azioni di polizia dell’alto mare, lotta al traffico dei migranti, vigilanza e soccorso in mare. La Marina Mercantile dipende operativamente dal Ministero della Difesa, in capo a Guido Crosetto (Fratelli d’Italia).
Ma la Marina Mercantile non opera in autonomia. C’è, infatti, un secondo nucleo, e un secondo ministero che le si sovrappongono. Il nucleo è quello della Guardia Costiera, braccio operativo delle Capitanerie di porto, le cui competenze sono anch’esse di ordine militare, fra le quali la salvaguardia della vita umana in mare, la sicurezza della navigazione e del trasporto via mare e delle attività che si svolgono nei porti lungo i litorali, la collaborazione al contrasto all’immigrazione clandestina via mare, servizi di antiterrorismo e di sicurezza, tutti i contenziosi per le violazioni amministrative marittime, tutti i compiti relativi alla polizia tecnico-amministrativa marittima comprendenti la disciplina delle attività marittime, il controllo del traffico marittimo, la manovra delle navi, le inchieste sui sinistri marittimi, la gestione dei porti non sedi di Autorità portuali. Più specificamente, il coordinamento delle operazioni di soccorso in mare pertiene alla centrale operativa del Comando Generale del Corpo delle Capitanerie di Porto, le cui funzioni si dispiegano nei Centri Secondari di Soccorso Marittimo secondo le rispettive zone di competenza.



La Guardia Costiera fa riferimento al Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibile, che fa capo a Matteo Salvini (Lega).
Ma tanto alla Marina Mercantile, quanto alla Guardia Costiera si sovrappongono un altro nucleo e un altro ministero. Il nucleo è la Guardia di Finanza. Essa è una delle forze di polizia a ordinamento militare con competenza generale in materia economica e finanziaria, ma si occupa anche del controllo e della difesa delle frontiere marittime. E’ stato proprio il già citato Decreto Minniti ad ampliarne l’operatività in mare, sopprimendo le squadre nautiche della Polizia di Stato e i siti navali dell’Arma dei Carabinieri. In quali ambiti? Gli stessi di Marina Mercantile e Guardia di Finanza: lotta al traffico di migranti, contrasto al crimine organizzato e concorso nel mantenimento dell’ordine pubblico e della pubblica sicurezza in mare in via esclusiva. La Guardia di Finanza fa riferimento al Ministero dell’Economia e delle Finanze, che fa capo a Giancarlo Giorgetti (Lega).
Marina Mercantile, Guardia Costiera, Guardia di Finanza; Ministero della Difesa, Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibile, Ministero dell’Economia e delle Finanze. Tre nuclei e tre ministeri che in tema di soccorso ai migranti, andando ognuno per conto proprio, si sovrappongono, si fanno concorrenza, si “pestano” i piedi a vicenda e, quando le cose vanno male, si accusano a vicenda, rendendo, per comprensibili motivi, praticamente impossibile rispondere alla domanda: di chi, nel caso sciagurato, è stata la colpa? Senza contare che a questi tre ministeri se ne sovrappone un quarto, il Ministero dell’Interno, che fa capo a Matteo Piantedosi (Lega), che entra in scena quando i migranti toccano terra e devono essere identificati. Non sarebbe il caso che l’attuale governo, oltre a cercare doverosamente la collaborazione degli altri Paesi europei, inizi a fare un po’ d’ordine “in casa propria” sbrogliando la matassa di quest’altro “caos” italiano?

 R.M.

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