VERSO IL 2023… E OLTRE
Quando si arriva al
termine di qualsiasi avvenimento è un’opportuna consuetudine fare il bilancio
della situazione presente in proiezione del futuro nel tentativo di affrontarlo
meglio. Il Messaggio per la Giornata Mondiale del 2022 di Papa Francesco e il
Rapporto Censis sulla società italiana di quest’anno aiutano, credo, meglio di
qualsiasi altro intervento a fornirci la cornice per un’analisi della
situazione attuale in proiezione futura. Entrambi focalizzano l’attenzione
sugli ultimi dieci anni, periodo nel quale si sono succedute quattro crisi:
quella economica, quella pandemica, quella bellica e quella energetica,
corredata da inflazione, alto debito pubblico e disoccupazione. Il pontefice si
sofferma in particolare sulla crisi del Covid-19 per indicarci l’insegnamento
che ci ha consegnato: la consapevolezza che abbiamo tutti bisogno degli altri.
Vanno abbandonati i paradigmi individualistici perché non ci si salva da soli,
ma insieme. Occorre ritrovare, perciò, ciò che è essenziale per la nostra vita:
il senso della fratellanza umana. Solo in questo modo, ha detto nel discorso
alla Curia per gli auguri natalizi, si vince la povertà: essa non è solo
mancanza di beni, ma soprattutto mancanza di ciò che è essenziale. Poi, però, è
arrivata la guerra che ci ha riportato in crisi. Mentre per la pandemia si è
trovato un vaccino, ha detto, per la guerra ancora non si sono trovate
soluzioni adeguate: d’altra parte il virus della guerra è più difficile da
sconfiggere rispetto a quelli che colpiscono l’uomo, perché esso non proviene
da ciò che è esterno a lui, ma dall’interno del suo cuore. La linea da seguire,
però, non cambia: non possiamo più pensare solo a preservare lo spazio dei
nostri interessi personali o nazionali, ma dobbiamo pensare alla luce del bene
comune con quel senso di fratellanza di cui si diceva prima. Da qui i compiti
che il Papa ha delineato: l’impegno per una salute pubblica per tutti,
un’azione di pace che metta fine alle guerre, aver cura del pianeta che è la
nostra casa comune, combattere le disuguaglianze, garantire cibo e lavoro
dignitoso per tutti, accoglienza e integrazioni per migranti e “scartati” dalla
società. La via indicata dal pontefice per gli italiani (ma non solo) è ancora
da perseguire. Il Rapporto Censis, infatti, è impietoso nel descriverci una
situazione opposta a quella auspicata dal pontefice: la stragrande maggioranza
degli italiani è sfiduciata, timorosa, rassegnata e ostinata a voler proseguire
uno stile di vita fallimentare. Due italiani su tre sono pervasi
dall’insicurezza che fa sentire impotenti. La realtà, per loro, è priva di
senso: manca, perciò, non solo un “vaccino” contro la paura, ma anche una
prospettiva per la quale lottare. Gli italiani non scioperano più, non scendono
più in piazza e non votano neanche più: alle ultime elezioni politiche il primo
partito, tra astenuti, schede bianche e nulle, è stato quello dei non votanti,
con una percentuale record nella storia della Repubblica. Se il pontefice aveva
richiamato alla necessità di ritrovare l’essenziale, cioè il senso per il quale
vale la pena vivere e lottare, che è quello della condivisione e della
fraternità, gli italiani reagiscono all’opposto, insistendo con un paradigma
individualistico ancora più umiliante per un popolo che ha saputo reagire a
eventi ben peggiori (seconda guerra mondiale e terrorismo), riassumibile in
queste parole: lasciatemi vivere in pace sul mio divano a guardarmi la mia
serie Netflix preferita. Non c’è più voglia di fare sacrifici: l’89,7% degli
italiani prova una tristezza di fondo, e il 54,1% avverte la forte tentazione
di restare passivo, inchiodandosi, appunto, sul proprio divano delegando ogni
soluzione attraverso assegni in bianco di volta in volta destinati a virologi
(quando c’era la pandemia), militari (con lo scoppio della guerra
russo-ucraina) ed economisti (con lo scoppio della crisi energetica e
inflattiva). Nel 2020 gli italiani erano pronti ad accettare una dittatura
sanitaria purché si trovasse la via d’uscita dal Covid-19; nel 2021, di fronte
all’incapacità della scienza di mettere fine all’emergenza pandemica, era già
crollata la fiducia nel mondo scientifico, e si erano rifugiati nell’irrazionalismo
e perfino nell’esoterismo. Col “nulla cosmico” di oggi la situazione è anche
peggiore: d’altra parte, sono questi i risultati quando è la malinconia, oltre
che la sfiducia, a definire il carattere di un popolo. Ampio spazio, perciò, a
una politica assertiva, di facili promesse, senza prospettive se non quella fare
i propri interessi esercitando il
proprio potere impositivo sulla pelle di un popolo che non vuole più lottare.
Papa Francesco, nel suo messaggio, aveva ribadito che dalle crisi non si esce
mai come prima: si esce o migliori o peggiori. La situazione consegnataci dall’indagine
del Censis è quella di un popolo peggiorato. L’auspicio è che quanto suggerito
dal pontefice possa essere colto e fatto proprio dagli italiani a partire dal
2023… e oltre. Credo non che ci sia migliore augurio di buon anno di questo.
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